Sono passati più di 42 anni da quel 17 febbraio 1965 in cui il Piper aprì i battenti a Roma nei locali prima occupati da un vecchio cinema. In breve divenne il locale simbolo degli Anni Sessanta e del mondo beatnik italiano. Sul palcoscenico si alternavano l’Equipe 84, i Rokes, i Primitives di Mal, Caterina Caselli con il casco d’oro che interpretava in italiano le hit inglesi dei Beatles e dei Rolling Stones. Patty Pravo, che divenne per tutti la «ragazza del Piper». Nel ‘68, per due sere consecutive, si esibirono anche gli allora giovanissimi Pink Floyd.
Altri tempi, anche se il locale ha continuato senza interruzione a proporre musica e serate. Ora i debiti che gravano sulla società che possiede l’edificio costringeranno il club a spostarsi dalla storica sede all’angolo tra via Tagliamento e via Arno, che negli anni delle origini era decorato con opere d'arte, tra cui due dipinti di Andy Warhol, alcuni di Schifano e opere di Piero Manzoni.
Il piano terra e i cinque piani interrati del Piper andranno all’asta il 14 aprile. Prezzo base del lotto numero 815, di proprietà dell’immobiliare «Luna Srl», due milioni e 800 mila euro. Il Piper ne varrebbe molti di più ma il locale è vincolato fino al 2020 da un contratto di affitto stipulato a Giancarlo Bornigia, il fondatore.




