LOS ANGELES — Il Re del Pop è sul palco per l'ultima volta, in una bara placcata d'oro zecchino da ventimila euro, scintillante sotto i riflettori che hanno illuminato tutta la sua vita. Davanti a ventimila spettatori allo Staples Center, palazzetto-arena di Los Angeles, a un miliardo di telespettatori in mondovisione, al popolo di Internet che ha monopolizzato Twitter, Facebook, i blog, come neppure l'elezione di Obama. Davanti a megaschermi improvvisati nelle chiese dei neri di Harlem, degli ispanici di South Central a Los Angeles, nelle piazze del mondo da Londra alle Filippine. I suoi fratelli — i «Jackson Four», non Five, senza di lui — sono in prima fila. Tutti e quattro con il guanto di paillettes in omaggio al loro fratellino, il leader bambino che non c'è più, stroncato dagli anestetici da sala operatoria che prendeva per dormire, dalle pillole ingoiate a manciate, dal peso dei suoi debiti (forse 300 milioni di euro, forse più), degli scandali, dei dischi venduti e che non vendeva più (ma ora ha ripreso, come mai prima).
I più grandi talenti della musica nera ieri sera hanno cantato al Memorial di Los Angeles le sue canzoni (Mariah Carey, Usher, Stevie Wonder, Jennifer Hudson, Lionel Richie), il decano della Motown Berry Gordy ha raccontato il suo genio ancora bambino dicendo «Michael era più bravo di Smokey Robinson», con l'anziano maestro in platea a fare sì con la testa e dire «Michael vivrà per sempre». I campioni di basket Kobe Bryant e Magic Johnson — presente e passato dei Lakers di Los Angeles che giocano qui — hanno reso omaggio a Michael, il reverendo dei ghetti Al Sharpton ha pregato per lui, l'amica Brooke Shields ha letto una poesia sul «principe addormentato» e ha pianto (l'altra amica Liz Taylor invece ha boicottato l'evento via Twitter: «Il mio dolore è privato»). C'era anche la politica: il deputato Sheila Jackson Lee, «a nome del Congresso». Forse per rispondere a un collega repubblicano che l'altroieri aveva protestato per «tutte queste lodi a un pedofilo», la signora ha suscitato applausi, ma anche un certo disagio in sala gridando «ricordiamoci che tutti sono innocenti finché il contrario non è stato provato».
Verissimo, ma gli altri ospiti avevano evitato di fare cenno alle accuse di pedofilia che dalla causa civile risolta extragiudizialmente nel 1993 al processo penale del 2005 (assolto) avevano schiantato la vita professionale di Jackson. Infranto il tabù, riecco la musica: con Usher, dandy texano della musica R&B, 38 milioni di dischi venduti e un altro momento un po' imbarazzante: ha cantato Gone Too Soon, «Andato via troppo presto», a fianco della bara, rivolgendosi a essa come nei piano bar si fa per l'appunto con il piano. Ottenendo comunque una standing ovation dalle prime file della famiglia e degli altri vip, tra i quali non c'era Debbie Rowe, madre di due dei tre figli di Jackson. Ecco poi Shaheen Jafargholi finalista del reality Britain's Got Talent (quello di Susan Boyle) che avrebbe dovuto cantare con Michael ai concerti londinesi. E il coro finale We Are the World, la sua canzone per i bambini affamati, poi la famiglia sul palco, con i figli di Michael, l'undicenne Paris, a stringere forte la mano di Janet in basco nero e occhiali oversize e a far piangere molti dicendo «è stato il più grande papà del mondo».
Ecco Marlon, uno dei fratelli, polemico: «Forse adesso ti lasceranno in pace, Michael». Il grande successo per ultimo, in chiusura; Man in the Mirror, ma solo la base strumentale, senza la voce del Re. Un microfono sul palco vuoto, senza cantante. Una metafora appropriata: c'è stata tanta musica ieri, ma a colpire più di tutti è stata quella di Jackson, la sua voce, la sua danza leggera e velocissima da Fred Astaire del pop: trasmessa in brevi video tra un artista e l'altro, per ricordare a tutti chi è stato il più bravo. Mariah Carey, l'unica con Elvis e i Beatles ad aver piazzato più canzoni di Jackson in testa alle classifiche mondiali, ha cantato per prima: I'll Be There. Ma ha avuto bisogno di un vocalist al suo fianco: lei tutte quelle note, così alte e così basse, nella stessa canzone, non riusciva proprio a raggiungerle. Michael la cantava tutta da solo.
Da parte mia, posso solo citare la frase che compare sul suo sito ufficiale:
HIS MUSIC WILL LIVE FOREVERCiao Michael.
