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Celiachia, l'importanza della diagnosi precoce

Dove parlare della cura estetica del Corpo...

Messaggiodi arvalin il 13 ott 2007, 19:51

Prima diagnosi di celiachia dal medico di famiglia per ridurre i casi di mancata diagnosi, ancora diffusi per questa patologia. L’indicazione arriva dal 62esimo Congresso della Federazione medici di medicina generale, che pone l’accento su alcune patologie dell’apparato digerente e respiratorio e sulla necessità di una diagnosi precoce - in cui è fondamentale il ruolo del medico di famiglia - contro la cronicizzazione. La celiachia, una volta di sola competenza pediatrica, oggi interessa anche il medico di medicina generale e il geriatra. Si tratta di una malattia che permettere al paziente, eliminando il glutine dalla dieta, una vita regolare e la risoluzione dei danni. Con la mancata o tardiva diagnosi, però, si rischia una patologia autoimmune e idiopatica che può interessare vari organi, fino alla insorgenza, ad esempio, di tumori (linfoma non Hodgkin a livello intestinale). Affinare la diagnosi - ricordano i medici della Fimmg - è d’importanza vitale.Per questo il Comitato scientifico dell’Associazione nazionale celiaci ha predisposto un protocollo diagnostico, basato su pochi test essenziali, che permetta al medico di medicina generale di identificare il maggior numero di celiaci riducendo al minimo le mancate diagnosi e soprattutto quelle sbagliate. Il ruolo del medico di famiglia è fondamentale, ricordano, anche nella prevenzione dei rischi di altre patologie come le epatiti, la stipsi cronica, la malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd), la Bpco.


Colesterolo, 6 pazienti su 10 non si curano
Gli italiani sembrano scherzare col fuoco e, nonostante sappiano di avere livelli elevati di colesterolo, dimenticano spesso di seguire la terapia farmacologica prescritta dal medico di famiglia. Circa il 40% dei connazionali, infatti, non ricorda, in media 2 volte alla settimana, di prendere il farmaco anticolesterolo, alterando inevitabilmente il corso della terapia. A fotograre il comportamento degli italiani con problemi di ipercolesterolemia è un’indagine, illustrata a Roma, effettuata da Gfk-Eurisko su 14mila pazienti e oltre mille tra diabetologi e medici di famiglia. In Italia ci sono circa 5 milioni di pazienti con un elevato livello di colesterolo, eppure non tutti si curano a dovere. Sei su 10 non seguono alcuna terapia, nonostante il colesterolo "cattivo" sia strettamente legato a patologie cardiovascolari. Ma i problemi riguardano anche coloro che sono in cura: quattro italiani su dieci dichiarano infatti di non seguire a dovere la terapia, e di dimenticarsi la pasticca almeno 2 volte a settimana. C’è però anche una sorta di pigrizia terapeuticà da parte dei medici di famiglia, come conferma Alessandro Filippi, medico di medicina generale e responsabile dell’area cardiovascolare della Società italiana di Medicina generale (Simg). «La responsabilità non è solo del paziente - sottolinea Filippi - ma anche del medico. È lui che deve instaurare con l’assistito un rapporto di collaborazione attiva e consapevole. A volte, invece, il medico tende a sottovalutare il problema, o ad accontentarsi dei primi risultati raggiunti dal paziente. Ma questo - termina l’esperto - è un problema che riguarda tutte le patologie croniche».


Anche ai medici di famiglia piace curarsi con erbe e agopuntura
Ai medici di famiglia piace curarsi con le medicine non convenzionali. Vi ricorrono 25 camici bianchi su cento, un quarto esatto, contro il 13% dei pazienti. Ben sei su dieci consigliano agli assistiti terapie alternative, in particolare agopuntura, chiroterapia, fitoterapia, omeopatia. Ancora più numerosi (65%) i professionisti favorevoli a insegnare queste materie all’università. Contrari appena il 7%. Sono i risultati di una ricerca che l’Agenzia regionale di sanità della Regione Toscana ha realizzato su un campione rappresentativo di professionisti. Ma attenzione: il 20% dei pazienti fa ricorso a erbe medicinali a scopo curativo, spesso senza neppure avvertire il proprio medico. Con evidenti i rischi per la salute per la tossicità o le interferenze con altri farmaci assunti contemporaneamente.


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