Esce in Italia "Mutilata".

Si parla d'Arte e Letteratura, recensione di Libri e Favole

Messaggiodi arvalin il 14 mar 2006, 16:50

"Una donna africana musulmana non si appartiene", scrive Khady, presidente della Rete europea per la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili, nel suo libro 'Mutilata'. "Spesso io dico che abbiamo la disgrazia di essere donne, di essere nere e di essere immigrate: tre pesi gravosi da portare", dice l'autrice in un incontro con Apcom. "E oggi, se potessi, tornerei a vivere in Africa perché, malgrado la povertà, le donne africane sono donne felici, vivono meglio di noi in Europa".

In uscita in Italia per CairoEditore, 'Mutilata' racconta la vicenda personale di Khady, escissa all'età di 7 anni, sposata a 14 con un cugino più anziano di 20, maltrattata e denigrata dal marito e dalla comunità africana in cui ha vissuto Parigi, fino alla decisione di lottare per riprendere possesso della propria vita e salvare altre bambine e altre donne. "Quando ho deciso di divorziare - ha raccontato Khady - tutti mi dicevano di tornare con mio marito, che sarebbe stata una vergogna per i miei figli, mi chiedevano come mi sarei giustificata con loro quando sarebbero stati grandi, quando avrebbero capito che avevo portato il loro padre davanti alla giustizia. Quando non pensi più come loro, quando esci dai limiti che loro hanno fissato, a quel punto sei un'esclusa, non fai più parte della comunità".

"Molte donne hanno paura di questa esclusione, per questo sopportano e si arrendono - dice Khady - per questo dobbiamo aiutarle a istruirsi, a imparare un mestiere e ad essere indipendenti". Le comunità africane emigrate a Parigi vivono in una cerchia chiusa e continuano a perpetuare tradizioni come l'infibulazione, i matrimoni forzati, la poligamia, i crimimi di onore, costumi definiti "assurdi" dall'autrice che da 18 anni si batte per il riconoscimento della donne come cittadine "di pieno diritto", in grado di "partecipare alla vita sociale". L'autrice sottolinea più volte l'importanza dell'istruzione per donne e uomini immigrati, senza distinzioni e senza limitazioni imposte dalle autorità locali: "Credo che un immigrato debba avere accesso all'istruzione, le persone di cui parlo nel libro sono analfabete, l'alfabetizzazione dovrebbe essere obbligatoria per tutti, obbligatoria per legge, è il punto di partenza per tutto".Quindi si rammarica che "la maggior parte delle donne africane che abitano in Europa non possano leggere questo libro, perché non sanno leggere, perché sono analfabete e questo non fa altro che riflettere quello che noi siamo in Europa".

"Nella lotta contro le mutilazioni, contro i matrimoni forzati abbiamo raggiunti risultati importanti - dice Khady - ma c'è ancora molto da fare". Occorre parlare alle donne, discutere con loro, farle acquistare consapevolezza della violenza insita in tradizioni come l'escissione, perché siano convinte della necessità di bandirla. Occorre sostenere queste donne quando decidono di lottare contro le mutilazione, correndo il rischio di essere escluse dalla loro comunità. Spesso nelle organizzazione non governative, nelle associazioni lavorano "persone che hanno vissuto queste situazione e che quindi hanno bisogno dell'impegno economico delle autorità" per portare avanti la propria missione.


Oggi esiste un "Comitato interafricano" che conta 28 comitati nazionali contro le mutilazioni e "diverse associazioni che lavorano sul terreno" nei diversi paesi in cui vengono praticate. Questa forma di violenza colpisce la stragrande maggioranza delle donne in molti paesi africani, ma viene praticata anche in alcune zone della penisola arabica e dell'Indonesia, ed è diffusa nelle comunità immigrate in Europa, America e Oceania. Secondo dati Onu, sono 130 milioni le ragazze nel mondo che hanno subito tali pratiche e ogni anno altri due milionidi bambine vi sono costrette. Nel suo libro l'autrice auspica un "femminismo" per il continente africano e ad Apcom dice: "Il femminismo africano è in ogni associazione che lavora sul terreno per ridare dignità alle donne. Purtroppo mancano i fondi".


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