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L’arte a Bologna sa di chewingum

Si parla d'Arte e Letteratura, recensione di Libri e Favole

Messaggiodi arvalin il 28 gen 2007, 16:09

ROCCO MOLITERNI INVIATO A BOLOGNA

A prima vista sembrano tre bandiere rosse con Che Guevara, ma se le guardi meglio scopri che il volto è in realtà quello di Maradona. L'installazione campeggia nello stand della galleria napoletana «404» e a spiegarla è lo stesso artista, il ventiseienne Domenico Antonio Mancini: «Dovevo fare una mostra nell'ex Casa del popolo di Ponticelli e ho pensato a qualcosa che avesse a che fare con la politica. Mi sono ricordato che Maradona aveva un tatuaggio con Che Guevara e così mi è venuta l'idea. Tra l'altro i tifosi del Napoli si tatuavano anche loro come Maradona, senza sapere neppure chi fosse il leader cubano».

A saperlo invece dev'essere l'artista cinese Win Ming Zhong, che dipinge di rosso il volto del Che e lo fa svaporare da un bicchiere di vetro. La grande tela si trova allo stand della galleria Xin Dou Cheng di Pechino. Il corto circuito tra Napoli e Pechino in nome del Che come icona ormai fine a se stessa è una delle sorprese di Arte Fiera o Art First, la fiera internazionale di arte contemporanea che apre oggi i battenti a Bologna.

Fino a lunedì oltre 200 gallerie, di cui il 35% non italiane, e una sessantina di espositori istituzionali permetteranno di fare il punto sulle tendenze del mercato internazionale. La manifestazione, diretta da Silvia Evangelisti e realizzata da Bologna Fiere (ne è presidente Luca di Montezemolo), è la più importante fiera italiana del settore e ha visto l'anno scorso più di 40 mila visitatori. Se la torinese Artissima vide acque agitate dopo le dimissioni del direttore Casiraghi, emigrato a Roma per organizzare una nuova kermesse, Art First sembra godere di ottima salute. Anche se non è mancata qualche polemica per il forfait di alcune gallerie storiche come lo «Scudo» di Verona. Ci sono in compenso «new entry» come la newyorkese «James Cohan Gallery» che espone tra l’altro un’installazione di Bill Viola.

«Cerchiamo - spiega Silvia Evangelisti - non solo di proporre le opere dei più importanti artisti italiani ma anche di anticipare le tendenze più innovative». Così, accanto alle gallerie più o meno tradizionali, ci sarà una pattuglia di una trentina di gallerie «giovani», oltre a un settore («Emerging Markets») dedicato alle tendenze dei Paesi emergenti, con gallerie ungheresi, lituane, slovene, rumene, polacche e ceche.

Molto fitto è il cartellone degli eventi che si snoccioleranno in questi giorni, tra cui spicca Achille Bonito Oliva con «Art Before Obvious»: incontri in cui saranno gli artisti (da Mario della Vedova a Gilberto Zorio) a intervistare altri protagonisti del sistema dell'arte, come architetti, collezionisti o direttori di musei.

Girando tra gli stand si ha l'impressione di una grande vivacità. E l'ampliamento degli spazi ha permesso in molti casi alle gallerie allestimenti quasi museali. Che cosa si può comperare? Si va dai classici come Rotella o Warhol, per cui possono non bastare 500 mila euro, alle opere di giovani che ti porti via con 2 o 3 mila euro, ma si trovano anche artisti che vanno per la maggiore come Cattelan o Beecroft a 10 mila euro (per il primo una copia di 100 del Belpaese, per la seconda una modella del '98). Non mancano Fontana, Burri e gli anni Cinquanta, così come è presente l'Arte povera (in testa Zorio che fa capolino in numerose gallerie).

C'è molta fotografia, una presenza non eccessiva della videoarte, tanta pittura con un ritorno al figurativo, piccole e grandi installazioni. E i temi sono svariati, ci sono opere che si ispirano all'attualità, ad esempio un giovane cinese dipinge su grandi tele il Pentagono o scene di guerra in Afghanistan. Le armi sono talora rivisitate in chiave ironica: Riello propone un aereo da caccia con dipinti del Seicento sulle ali e sulla fusoliera, Maurizio Savini una mitraglietta realizzata in chewingum rosa. Gian Paolo Tomasi inventa un'installazione in cui il corpo di un soldato americano si divide: nella spaccatura appaiono immagini di guerrieri africani.

C'è chi, come la portoghese Adriana Molden, si rifà alla mitologia del cinema noir e realizza grandi dipinti in nero di china con i volti di Robert Mitchum o Kathleen Turner. Qualcuno ironizza sui problemi del Mezzogiorno: Sud è il titolo di un'installazione lanciaspazzatura ideata da un'artista toscano. Ma c'è anche chi propone metafore inquietanti come il macedone Robert Gligorov: colpisce, nella galleria «Rb», l'installazione con una serie di persone riprodotte in scala 1 a 1 (la coppia di fidanzati, il ragazzo con lo zainetto, la ragazza con il vestito giallo) che osservano un light box, dove uno scheletro di uccello pende dai rami morti di un albero. Che sia questo lo stato dell'arte?


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