Torna l’ora solare e un italiano adulto su sei accuserà qualche disturbo da «accorciamento delle giornate», cioè dalla diminuzione delle ore di luce, una sorta di depressione stagionale. Il nostro orologio interno impiega infatti parecchie settimane (almeno sei in autunno con l’ora solare, quattro in primavera) per adattarsi al cambio. È quanto emerge in uno studio pubblicato sulla rivista «Current Biology», che descrive un doppio esperimento per valutare gli effetti del passaggio dall’ora solare all’ora legale e viceversa (in primavera ed autunno rispettivamente). Quello spostamento di una sola ora che tutti tendono a sottovalutare, spiega Till Roenneberg della Ludwig-Maximilian University a Monaco, in realtà ha effetti «dirompenti» sui ritmi endogeni del nostro corpo, che non si risolvono nel giro di qualche giorno come gli esperti tendevano a sostenere
Gli effetti sul ciclo circadiano
Il nostro organismo ha un complesso meccanismo di sincronizzazione regolato dall’orologio biologico che, situato nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo e collegato ad orologi periferici dei diversi organi, è fondamentale per mantenere le nostre normali funzioni fisiologiche in sincronia con l’ambiente esterno, per esempio il sonno di notte, la veglia e le diverse performance cognitive durante il giorno. L’orologio è normalmente sincronizzato su un ciclo di circa 24 ore (ciclo circadiano) dettato dall’alternanza luce-buio nell’ambiente. La sincronia si instaura tramite l’informazione luminosa che viene convogliata al cervello tramite l’occhio.
Circa 1,6 miliardi di persone al mondo devono fare i conti ogni anno con l’ora legale, ma finora pochi studi e sempre su un ristretto campione di individui erano stati compiuti per esaminare gli effetti del cambio dell’ora.
Un complesso meccanismo di adattamento
Nella prima parte dello studio, Roenneberg ha esaminato gli schemi del sonno di ben 55.000 persone in Europa Centrale, osservando che fisiologicamente nei giorni in cui non abbiamo la sveglia che suona i nostri ritmi tendono a seguire l’avanzamento naturale dell’alba nel corso delle stagioni e che i cambi orari scombussolano questo meccanismo spontaneo. Nella seconda parte, Roenneberg ha osservato 50 persone per otto settimane nei due cambi di ora annuali, evidenziando che i pattern sonno/veglia subiscono degli scossoni dovuti in parte proprio al fatto che al risveglio non troviamo l’alba, scossoni che si fanno sentire soprattutto tra gli habituè delle ore piccole. Dunque, quel cambio marginale si amplifica nel corso delle stagioni e il nostro corpo, conclude l’esperto, non si adatta affatto ad esso.
Il consiglio: per qualche giorno dormite un po’ di più
La soluzione? «Quella migliore - spiega il professor Massimo Biondi, direttore del Dipartimento di scienze psichiatriche e medicina psicologica dell’Università La Sapienza di Roma - è dormire un po’ più a lungo per qualche giorno. Si tratta perlopiù di problemi che colpiscono in prevalenza chi dorme poco rispetto a chi dorme di più».
Non so voi ma a me crea parecchi disturbi.









