Iscritto il: 29 mag 2008, 1:31 Messaggi: 87 Località: Milano Età: 35 Sesso:
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Per chiarire da quanto addietro partano i mali di quell'area geografico-culturale, ti posto una intervista ad uno dei maggiori orientalisti italiani (Ezio Albrile è nato a Torino nel 1962. Membro della Società Italiana di Storia delle Religioni, studioso di fenomeni religiosi sincretistici al crocevia tra Oriente e Occidente (gnosticismo, mandeismo, manicheismo, ecc.), attualmente assistente per le stesse materie presso la Cattedra di Antropologia Culturale della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Collaboratore nelle stesse tematiche presso il Dipartimento di Orientalistica dell'Università degli Studi di Torino. È stato consulente per il settore semitico-iranico nella ricerca sulle "Gemme magiche e gemme gnostiche nel sincretismo tardoantico" del CNR, coordinata dal professor Attilio Mastrocinque dell'Università degli Studi di Verona, e consulente del professor padre Andrea Strus (Pontificio Ateneo Salesiano) nell'interpretazione dei reperti del mausoleo paleocristiano rinvenuto nei pressi di Bet Giemal (Palestina). Consulente scientifico della casa editrice Mimesis (Milano), e in passato di Giordano Editore (Cosenza). Invitato al Convegno della Fondazione Eranos di Ascona dedicato agli "Dèi ignoti" (2001). E' autore di oltre cento articoli dedicati ai soggetti indicati.) A colloquio con Ezio Albrile, esperto di storia delle religioni dell’Asia centrale. Qui anche la lingua non ha nulla a che vedere con l’arabo. Afghanistan, crocevia complesso di popoli e fedi Questa terra visse un intreccio di tradizioni iraniche e cristiane: fu assai restia ad islamizzarsi
Profughi afghani a Peshawar, in Pakistan, aprono gli aiuti alimentari delle Nazioni unite Intervista di Roberto Tottoli dal Giornale di Brescia del 3.X.2001 In questi giorni di attesa, dopo i terribili attentati di New York e Washington dell’11 settembre, dell’offensiva americana, i talebani cercano di difendere il proprio potere su una terra che da qualche anno dominano applicando la più rigida legge islamica. Terra ricca di una storia millenaria, l’Afghanistan da poco più di vent’anni è salito agli onori delle cronache per la guerra civile, l’invasione sovietica, il regime fondamentalista e la distruzione delle statue di Bamyan. Non di queste ultime tristi vicende, ma della sua lunga storia, spesso poco conosciuta, abbiamo parlato con Ezio Albrile, esperto di storia delle religioni che ha al suo attivo numerose pubblicazioni sulla storia religiosa dell’Iran e di questa regione del mondo. L’Afghanistan è noto alle cronache degli ultimi vent’anni, dopo l’invasione sovietica, e soprattutto ora con l’invasione sovietica. Qual è la storia di questa regione? «I territori che attualmente sono conosciuti con il nome di Afghanistan nell’antichità erano occupati da tribù iraniche. Furono incorporate da Ciro nell’Impero achemenide nel primo millennio avanti Cristo e appartenevano così alla storia del mondo antico e del Mediterraneo a tutti gli effetti. Lo dimostra la lingua ufficiale, che è il pashtu, una lingua indo-iranica, fortemente legata all’avestico della Persia, la lingua degli antichi testi religiosi zoroastriani. Si tratta di una lingua che non ha nulla a che vedere con l’arabo. Altre lingue sono parlate in Afghanistan, di origine iranica oppure turche, a dimostrazione di una realtà comunque complessa». Ma l’Afghanistan ha avuto una funzione nella storia delle civiltà per questa sua antica appartenenza al mondo iranico? «È stato un luogo di transizione attivissimo, un crocevia ideale tra Oriente e Occidente. Ad esempio, durante il regno dei Kushana, una popolazione centroasiatica stanziatasi sin dal 135 a.C. nei territori della Bactriana (attuale Balkh), si ebbe un grande fiorire di arte e cultura che fece di quest’area il fulcro e il centro della famosa via della seta. Non solo merci, ma anche idee e concezioni religiose passarono per questa via dove, non dimentichiamolo era già giunto anche Alessandro Magno e quindi la cultura ellenica. Le statue enormi del Buddha distrutte dai talebani a Bamyan appartengono a questo periodo della storia dell’Afghanistan. Paradossalmente, ma non troppo, l’impero kushana rappresenta una sorta di sintesi tra ellenismo e cultura iranica realizzata ben prima degli arabi e dell’islam». Quale era la situazione religiosa? «Va subito detto che l’Afghanistan fu assai restio a islamizzarsi. Il termine arabo kafir, che significa eretico, designava anticamente la popolazione dell’Afghanistan intero prima della conversione. Infatti si può parlare di una crociata islamica, avvenuta nell’VIII-IX secolo, contro i miscredenti afghani per convertirli. Prima di questa data, le tradizioni afghane erano legate alle religioni dell’Iran antico. La regione che ha dato i natali a Zoroastro, il Sistan, ad esempio, si trova oggi a metà tra l’Iran e l’Afghanistan, nella zona sud-occidentale. Sempre dal Sistan proveniva uno dei re Magi, Gaspare - nome che nella sua versione in avestico significa «colui che possiede la forza luminosa». Gaspare era feudatario di quella regione ed aveva dimora in un castello situato in un’isola all’interno del lago Hamun, nella regione del Sistan. La presenza buddista è stata pure significativa almeno nei secoli immediatamente precedenti la conversione all’islam, così come sicuramente vi arrivarono anche cristiani. Queste vicende hanno spinto Gianroberto Scarcia, un insigne studioso di religioni dell’islam antico, a parlare di «magi afghanizzati», sottolineando l’intrecciarsi di tradizioni iraniche e tradizioni cristiane». Si tratta quindi di una terra dalla storia religiosa complessa, in cui alcune delle religioni storiche si sono confrontate... «Sì, ma non solo le religioni storiche, bensì anche le popolazioni con le loro migrazioni e forme di religiosità eterodosse. Ricorderei, ad esempio, tra le tante etnie dell’Afghanistan, quella dei baluci, presso cui si preservano e tramandano arcaiche tradizioni persiane, come la leggenda della cosiddetta «fenice iranica», il Simurgh, un mitico e favoloso uccello che ha attraversato la fantasia di tante popolazioni iraniche e musulmane nel corso dei secoli. Oppure citerei, per quanto riguarda tradizioni religiose peculiari, il caso dello Zabulistan, una regione afghana in cui era praticata un’antica forma di fede iranica, che vedeva come divinità suprema Zurvan, dio del Tempo e che genera due gemelli, il dio della Luce Ohrmazd e il dio delle Tenebre (Ahriman), uno dei miti centrali nella mitologia dell’Iran antico». Tutte queste tradizioni hanno lasciato traccia nell’Afghanistan musulmano? «Sì, nelle tradizioni popolari e in testi storici della regione. Ironia della sorte, l’islam sunnita fondamentalista non ha nulla a che vedere con la storia musulmana dell’Afghanistan che ha conosciuto vicende complesse e intermittenti tutt’altro che omogenee. Sotto veste islamica hanno continuato a persistere nei secoli vecchie concezioni religiose, prova ne è che nella regione del Pamir si trovano comunità della setta islamica degli ismailiti, noti in Occidente per essere seguaci dell’Aga Khan. Gli ismailiti sono gli ultimi depositari dell’antica dottrina esoterica legata all’antica gnosi iranica che predica il dualismo e la contrapposizione dei due principi: la Luce e la Tenebra». Nelle sue definizioni ritorna sovente il riferimento all’Iran... «Questo mi consente un’utile precisazione. Troppo spesso si confonde islam con "arabo", quando invece la componente iranica ha avuto un ruolo centrale all’interno della civiltà islamica, tanto da svolgere, per fare un esempio, lo stesso ruolo che svolse la cultura italiana nella civiltà europea rinascimentale. Iranici sono alcuni dei personaggi più eminenti nella storia della civiltà islamica, che scrissero spesso in arabo, ma che nulla avevano a che vedere con la componente etnica araba, con cui condividevano unicamente la fede islamica». Concludiamo il nostro colloquio aggiungendo che, ironia della sorte, quello che mai è accaduto in oltre un millennio di storia musulmana è avvenuto negli ultimi anni: arabi di Bin Laden e un regime fondamentalista hanno stretto una terra bellissima e un popolo composito in una morsa che vuole tagliare e cancellare ogni differenza. Tratto da: http://www.giornaledibrescia.it/giornal ... RA/T1.html
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