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Qual è la vostra posizione nei confronti delle bugie...?

Psicologia In Amore E Nei Rapporti Di Coppia..

Messaggiodi Angel89 il 15 nov 2006, 19:25

Ok, lo ammetto...E' un tema di psicologia che devo svolgere per domani e non vi chiedo di farlo al posto mio, anche se chiaramente se qualcuno si offrisse mi sentirei maleducata a rifiutare :-) però se mi deste le vostre opinioni potrei prendere spunto, perfavore...!E' tutto il giorno che studio!
Grazie***


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Messaggiodi rosealis il 15 nov 2006, 19:54

Caro Angel89 io ho fatto il magistrale e ho fatto esami di psicologia.Secondo me dovresti scrivere che le bugie non si devono dire,ci sono vari esempi di ammonimenti derivanti dall'uso di bugie,quali il sesto(?)comandamento"non dire falsa testimonianza"oppure pinocchio.Ma io credo che a volte le bugie possano essere utili al fine di evitare figuracce o incidenti,quindi non sono da evitare al 100% .In ogni bugia deve esserci un fondo di verità,dice mia madre.Poi il resto te lo aggiusti tu...
la vite c'est fantastique.Porqoi te la complique?
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Messaggiodi Angel89 il 15 nov 2006, 20:03

Grazie del tuo aiuto, ma purtroppo l'esempio del comandamento (che poi è l'8°) e di Pinocchio ci sono già sul mio libro...Vabbè, ora cercherò di inventarmi qualcosa!Grazie lo stesso!Sei stata gentile!
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Messaggiodi Atena il 15 nov 2006, 20:20

A me non facevano mai fare temi belli come i tuoi :(

Comunque...non ho mai fatto psicologia quindi ti dico il mio pensiero così come mi viene su due piedi...
Sebbene sia un pensiero comune io non mi sento di catalogare a priori ogni menzogna come sinonimo di falsità...
Quando serve per addolcire i contorni di una triste verità, senza cambiarne le conseguenze chiaramente, io l'accetto e la dico.
In linea generale comunque mentire equivale a cambiare la realtà, sia che si faccia per se stessi(spesso) che per gli altri, per la situazione o chissà per cos'altro, lo trovo dannoso e non lo approvo.
Una bugia può compromettere i rapporti, creare false speranze o distruggere qualcosa di solido, insomma spesso ferisce.
C'è una frase che mi piace molto e nella quale mi rispecchio... "Meglio una verità che uccide di una bugia che illude" ed effettivamente vivere nell'illusione di qualcosa che non corrisponde alla realtà è veramente brutto, meglio affrontare la realtà delle cose senza mentire agli altri e a se stessi. :)
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Messaggiodi rosealis il 15 nov 2006, 20:22

Puoi comunque citarli lo stesso,non credo sia vietato...
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Messaggiodi Angel89 il 16 nov 2006, 19:22

Grazie ragazze, è andato tutto bene...O meglio, sono riuscita a fare il tema, ma la prof non l'ha chiesto!Vabbè, mi servirà per l'interrogazione di settimana prossima....Grazie ancora!
Bacio***
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Messaggiodi elisetta86 il 16 nov 2006, 19:32

Penso che il mondo non vada avanti con le bugie!
Anzi penso che nella vita sia necessaria la fiducia e la sincerità con tutti.
Per quanto possa risultare difficile e per quanto possa provocare dispiaceri penso sia sempre meglio dire la verità.
La verità a volte ferisce ma permette di mantenere dei rapporti civili, basati sul rispetto degli altri. Il rispetto è un aspetto importante per vivere in comunità e nelle società attuali.
Se dici la verità porti rispetto al tuo interlocutore, amico, nemico, familiare o chiunque ti abbia di fronte sarà tenuto, per quella che è la reciprocità, a comportarsi altrettanto sinceramente nei tuoi confronti.
Dicendo bugie invece tutto si complica, tutto assume connotati di tradimento, sfiducia, difficoltà comunicativa, volontà di prendere in giro.
Se si racconta una bugia a qualcuno gli si manca di rispetto, significa che non lo si ritiene in grado di capire le nostre ragioni e non gli si dà la possibilità di dialogare con noi.
Chi è destinatario di una bugia si sente triste, sfiduciato, sente che non può più fidarsi, non può più contare sulla nostra sincerità e sulla nostra discrezione.
La bugia si ingigantisce, cresce e chi la subisce non può fare a meno di perdere la sua fiducia nei nostri confronti.
"Un uomo che non morirebbe per qualcosa non è pronto a vivere"...

"Il perdono non è un atto occasionale ma un atteggiamento costante"...
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Messaggiodi PAPERINO il 16 nov 2006, 20:28

Io invece penso che il mondo vada avanti con le bugie ed e' proprio a causa di cio' che il mondo va avanti male....
Ci hanno mentito sul fatto che i neri erano inferiori ai bianchi e c'e' stato l'aparthaid, lo schiavismo, i campi di cotone.
Ci hanno mentito sul fatto che certe cose non inquinano, e siamo morti di cancro, oggi tutti mentono su quando la vita inizia e su quando finisce e domani mentiranno su altro ancora.
L'uomo (e la donna) oramai sono abituati a vivere in questo mondo e in questo modo quindi sono talmente imperniati dalle menzogne che a quel punto iniziano loro stessi/e a mentire, e iniziano a mentire proprio a se stessi per giustificare le loro azioni sbagliate.
Chi sbaglia sa in cuor suo di farlo e quindi mente perche' deve trovare un attenuante alla sua crudelta', o semplicemente alla sua paura, al suo senso di inadeguatezza. Si mente per quei motivi (appunto crudelta', senso di inferiorita', inadeguatezza).
Le bugie a volte hanno le gambe molto corte, a volte invece hanno le gambe molt lunghe perche' in genere la gente non indaga sulla veridicita' delle affermazioni che sentono a meno che ci sia un fatto...ossia, scoprire che l'affermazione che sentono e' falsa potrebbe fare un danno diretto a LORO, quindi qui scatta l'interesse personale e la conseguente indagine. Perche' negli altri casi non scatta la stessa cosa? Perche' l'essere umano e' fondamentalmente un egoista, pensa esclusivamente al proprio interesse , quindi non gli importa se una bugia ferisce una terza persona o se una sua bugia offende un altra persona, cio' che veramente importa e' che una bugia non faccia danno a Lui.

Un abbraccio Psicologico

PAPERINO
Pochi Sguardi Nobili Vedranno l'Aurora.
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Messaggiodi cutie il 17 nov 2006, 11:56

PAPERINO ha scritto:Chi sbaglia sa in cuor suo di farlo e quindi mente perche' deve trovare un attenuante alla sua crudelta', o semplicemente alla sua paura, al suo senso di inadeguatezza. Si mente per quei motivi (appunto crudelta', senso di inferiorita', inadeguatezza).



si infatti, personalmente mi si può dire tutto ma non che io sia bugiarda o ipocrita, anzi sono fin troppo sincera..odio le bugie e la falsità delle persone ancora di +, mi fa ribrezzo.. :roll:
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Messaggiodi Ocean_Gipsy il 17 nov 2006, 13:25

Cè chi elogia la bugia come se fosse una forma di sopravvivenza.
Ad es. Umberto Galimberti in un articolo su "La Repubblica" disse:
" Forse la bugia è decisamente più utile alla vita di quanto non lo sia la verità. E in ogni caso non c'è dubbio che chi sa mentire ha capacità cognitive decisamente più ampie di chi sa dire solo la verità".

Ovviamente aderire a questa tesi per me sarebbe come confessare di avere limitatissime capacità cognitive. Infatti appartengo a quella categoria di persone che non sa mentire e che quando prova a farlo glielo si legge in fronte o lancia inequivocabili segnali spia :roll: .
E questo perchè oltre a non avere niente da nascondere, provo ripuganza nei confronti delle piccole e grandi bugie che mi si vengono dette, tanto da condizionare profondamente il giudizio delle persone che le raccontano. E quando scopro da segnali esteriori, dall'imbarazzo o dall'espressione del volto che quella che mi si vuole fare passare per verità è in realtà una menzogna, considero quella persona meno furba di me o incapace di fare il furbo. In altre parole considero la bugia nella sua accezione negativa, perchè la considero una mancanza di rispetto nei confronti degli altri e penso siano davvero poche le bugie dette a fin di bene, le uniche che potrei connotare positivamente.

Riporto alcuni passi dell'articolo citato prendendo le mosse dai pensieri di
Nietzsche che diceva: "L'intelletto, come mezzo per conservare l'individuo, spiega le sue forze principali nella finzione", e di Platone che sosteneva che "Mentire coscientemente e volutamente ha più valore che dire involontariamente la verità"Perché chi dice la verità conosce solo quella, mentre chi mente conosce la verità e la sua alterazione. E alterare la verità non è cosa facile.
Occorre mettersi nei panni dell'altro, interpretare rapidamente le sue attese, studiare i suoi comportamenti ed evitare nel contempo di fare apparire troppo trasparenti i propri. Se questo non è un gioco di intelligenza... infatti non c'è pedagogista che non indichi nel gioco dei bambini l'esercizio più idoneo per lo sviluppo dell'intelligenza. Quel che i pedagogisti non dicono è che il gioco, ogni gioco, da quello dei cuccioli a quello dei bambini, non è altro che una serie di mosse per ingannare l'avversario, è un "far finta che" o, come si dice nel gioco del calcio, è un "fare la finta",accennare una condotta per poi intraprenderne un'altra.

Senza bugie molte specie, e soprattutto quella umana, che è la meno fornita di istinti e di difese naturali, difficilmente avrebbero potuto sopravvivere, al punto che gli etologi concordano, ma anche gli antropologi ne potrebbero convenire, che i "falsi segnali" sono sempre stati più vantaggiosi di quelli veridici per la conservazione e la selezione della specie. L'inganno dunque appartiene alla logica del vivente, anzi molto spesso è la condizione della sua vita. Ma siccome per ingannare bisogna essere almeno in due, la bugia non è solo il primo segnale dell'intelligenza, ma anche il primo veicolo della socializzazione. Chi dice il vero, infatti, è esonerato dall'entrare nella mente dell'altro, mentre chi mente non può esonerarsi da questo lavoro di intima penetrazione su cui si fonda ogni relazione sociale. Inoltre chi mente deve conoscere le aspettative di chi ascolta per poter anticipare ciò che l'altro vorrebbe sentirsi dire o per lo meno ciò che è già disposto a credere. Tutto ciò esige una rappresentazione della mente dell'altro oltre che un piano per manipolarla. I leader hanno questa virtù e per questo si differenziano dai gregari. Le informazioni che diffondono con i mezzi a loro disposizione non hanno lo scopo di istruire gli altri, ma di istruire se stessi sulle intenzioni degli altri per potere, al momento giusto, sottrarre loro ogni autonomia e ogni libertà di movimento.
I sondaggi di opinione non hanno lo scopo di sondare l'opinione della gente per poi venire incontro alle loro richieste, ma hanno lo scopo di sondare l'efficacia delle persuasioni che si è riusciti a diffondere con i mezzi di informazione. E qui siamo arrivati alla televisione con le sue fiction (le sue "finzioni") così tanto seguite dal pubblico. Ma dalla televisione possiamo passare a Internet dove, come ci ricorda Maria Bettetini, il reale sconfina nel virtuale, che non riproduce esattamente il reale, come ben sa chi cerca l'amore in rete.

Accanto a loro e prima di loro c'è il cinema, il teatro, l'arte, la letteratura il cui scopo, come scrive Oscar Wilde, è di "narrare delle cose non vere", perché è proprio della cultura inventare la realtà e non sottomettersi, come invece vorrebbero i sostenitori del "sano realismo", a cui manca qualsiasi forma di immaginazione per ipotizzare che la realtà potrebbe anche essere diversa da quella che è. Ma per immaginare, per mentire, per ideare scenari diversi da quelli esistenti occorre uno sdoppiamento della coscienza capace di far convivere, come in una scena di teatro, la condizione mentale dell'ingannatore e dell'ingannato. Queste condizioni mentali possono anche riunificarsi come nel caso dell'autoinganno che Cartesio, ben prima della psicoanalisi, aveva descritto ne Le passioni dell'anima, dove l'idraulica degli impulsi, degli stimoli e delle passioni poteva far credere alla mente che le cose sono come l'ordine pulsionale desidera che siano. Tirata all'osso, la psicoanalisi non è altro che lo svelamento dell'autoinganno, quindi l'apertura della coscienza che si rende conto, come diceva Freud, di "non esser padrona in casa propria", perché la gran quantità dei pensieri che elabora sono razionalizzazione di desideri inconsci. Lo stesso diceva Marx a proposito dell'ideologia: "Le idee dominanti sono le idee della classe dominante". E lo stesso diceva Nietzsche quando, nella Genealogia della morale, indicava i vizi sottesi alle virtù e mascherati dalle virtù.
Il fatto che Marx, Freud e Nietzsche siano stati bollati da Giovanni Paolo II come "filosofi del sospetto" significa solo che la cultura religiosa preferisce le coscienze opache, appollaiate nella "verità" che giunge dall'alto, e non le coscienze articolate che vivono la drammaticità di ospitare ad un tempo la "verità" e la consapevolezza del suo essere "finzione".
L'essenziale è invisibile agli occhi. Si vede bene solo con il cuore Immagine

A. de Saint-Exupery
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Messaggiodi elisetta86 il 17 nov 2006, 22:55

Quando sul mio post ho scritto " Non credo che il mondo vada avanti con le bugie" intendevo che non credo sia giusto che esista un mondo pieno di bugie.
Poi la realtà del nostro mondo e della nostra società si fonda ahimè su bugie e ricatti di ogni sorta!!!
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