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Messaggio15 feb 2008, 12:56 
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E' vero fatina, ma quegli operai sono morti. Almeno diamo ai familiari i soldi e condanniamo i colpevoli.
Fatto questo sta allo Stato fare i controlli, farli a tappeto e farli SERIAMENTE E VERAMENTE.



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Messaggio16 feb 2008, 16:40 
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PAPERINO ha scritto:
sta allo Stato fare i controlli, farli a tappeto e farli SERIAMENTE E VERAMENTE.

Sì... peccato che lo Stato risponerà così:

Stato ha scritto:
:ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih: :ihih:


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Messaggio21 feb 2008, 14:38 
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Fra le accuse che verranno mosse ai dirigenti della Thyssenkrupp, indagati per il rogo del 6 dicembre costato la vita a sette operai, vi sarà anche il disinteresse nei confronti della manutenzione degli estintori. È quanto si è appreso a Palazzo di Giustizia dopo il deposito della consulenza dei vigili del fuoco sui 32 apparecchi presenti nella linea 5, dove si verificò il disastro.

In tutti gli estintori sono state rilevate irregolarità. Per la manutenzione, la Thyssenkrupp si era affidata a una ditta lombarda, il cui incaricato torinese non si sarebbe dimostrato all’altezza del compito. I vigili del fuoco, infatti, individuano delle responsabilità anche nei suoi confronti («non è considerabile come personale esperto»), ma per i magistrati inquirenti sarebbe la multinazionale ad avere delle colpe.

È il datore di lavoro - si legge infatti nel rapporto consegnato in procura - a doversi preoccupare «dell’impiego di personale esperto per il controllo semestrale dei mezzi antincendio».

Quanto agli estintori cinque erano vuoti e gli altri sono da considerare, per varie ragioni, «non funzionanti». Tre erano senza spina di sicurezza ed erano pieni solo per il 3%, il 60% e il 70%. Nove avevano la spina di sicurezza, ma quattro di essi erano «scaduti» e avevano una carica media dell’84%, mentre «cinque - dice la consulenza - erano ancora validi» ma «avevano una carica media dell’83,5%», mentre il quinto deve essere escluso dall’elenco perchè «era carrellato» (comunque era pieno solo per il 7%). Dodici erano senza spina e senza sigillo di sicurezza, con una carica media del 25,5%. Gli apparecchi di cui si può «ragionevolmente» dire che sono stati usati la notte dell’incendio sono stati tre: trovati pieni solo fino al 20%, erano bruciacchiati e sporchi d’olio.

Incrociando i vari dati, i vigili del fuoco hanno concluso che otto estintori sono risultati integri ma non funzionanti, e dodici avevano il controllo semestrale scaduto: violazioni addebitate direttamente al datore di lavoro e non al manutentore. L’opinione dei magistrati, comunque, è che nemmeno con gli estintori perfettamente a regime si sarebbe potuto evitare il disastro, visto che sarebbero stati necessari altri dispositivi di sicurezza.

L’ultimo capitolo affrontato dai vigili del fuoco è stato quello della documentazione che accompagnava gli apparecchi. Tredici etichette su trentadue (il 41%) «non sono leggibili», mentre i cartellini per la revisione erano presenti solo su diciotto estintori, e rivelano che «dodici avevano il controllo semestrale scaduto». Mancanze del manutentore, il quale, molto spesso, non riusciva nemmeno a mettere in modo corretto i sigilli di sicurezza.


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Messaggio23 feb 2008, 15:47 
io spero solamente che le cose cambino e che nn ci siano altre famiglie a piangere i loro cari, persone che muoiono lavorando per la loro famiglia mentre altri mettono a rischio la loro vita per soldi..solo per quei maledettissimi solti ::martello:: :twisted:


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Messaggio23 feb 2008, 19:10 
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FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA:

Rogo Thyssen, sotto accusa manager
La Procura: per omicidio volontario
La Procura di Torino ha chiuso formalmente l'indagine sul rogo della Thyssenkrupp del 6 dicembre scorso costato la vita a 7 operai. Il reato più grave, contestato al solo Harald Espenhahn, amministratore delegato in Italia del gruppo, è l'omicidio volontario e l'incendio con dolo eventuale. Per gli altri (in tutto sono sei) si ipotizza l'omicidio colposo, l'incendio colposo e l'omissione volontaria di cautele contro gli incidenti.

Questa ipotesi di reato - omicidio volontario - è normalmente estranea ai processi per gli incidenti sul lavoro. Dalle carte sembra emergere che Harald Espenhahn, amministratore delegato in Italia del gruppo, per il ruolo ricoperto, dovesse sapere che le misure di sicurezza non erano pienamente osservate.

L' accusa di omicidio volontario si basa su due elementi. Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa. Il secondo punto riguarda l' adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all'azienda e anche da una compagnia assicuratrice, è stato deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all'epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.

Per altri dirigenti del gruppo l'inchiesta condotta dai pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesco Traverso ipotizza il reato"classico" di omicidio colposo. Tra le carte sequestrate è stata trovata una comunicazione che aggiunge nuovo sdegno: dopo l'incendio, l'amministratore delegato riferì alla casa madre del gruppo in Germania che "gli operai fanno gli eroi in tv".



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Messaggio6 mar 2008, 11:03 
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Il caso Thyssen è veramente stato disgustoso e spero che i responsabili ne pagheranno le conseguenze.

Ultimamente si continua a parlare di questo decreto legge sulla sicurezza sul lavoro.
Operai..muratori e co che scioperano perche pretendono nuove normative ma...

Girando per la mia citta ho però notato che spesso i muratori (è difficile che personalmente veda degli operai all'opera: nn giro per fabbriche) siano effettivamente dotati di tutti i dispositivi di sicurrezza che la legge prevede ma che per LORO incuria nn li adoperino.
Un esempio? Ho visto un muratore scendere da un'impalcatura tutto imbragato...peccato che l'imbragatura non fosse legata a nessuna corda...
Ne ho visto un altro con il caschetto...ovviamente non messo correttamente ma appoggiato solo sulla testa (nn so spiegarvi...portato come i truzzi portano i cappellini..tutti in su)...

Quindi io dico: sono pienamente d'accordo che sia necessaria una nuova legge, sono d'accordo che i datori di lavoro siano assolutamente puniti in caso di incuria ma anche i dipendenti devono stare attenti!!!

Onestamente poi, il mio parere personale è che forse la responsabilità maggiore sia la mancanza di cultura dei lavoratori. Studiare serve anche a questo. A capire cosa sia giusto fare e cosa sia giusto non fare. Tuelarsi, cosi come votare, credo che sia un diritto ma anche un dovere....

Il mio pensiero? Che, come in ogni cosa, le responsabilità nn siano solo da una parte...

(caso Thyssen e altri esclusi ovviamente)



.....ViCkY......


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Messaggio6 mar 2008, 13:43 
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A mio avviso dovrebbero essere i datori di lavoro a far rispettare le regole.
Un muratore non si imbraga? Ok vieni licenziato, sarà dura ma credo sia l'unica soluzione. Sia i datori di lavoro che gli operai (in senso generale) dovrebbero capire che rispettare le norme è per il bene di tutti.


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Messaggio6 mar 2008, 14:00 
Purtroppo arvalin sn i datori di lavoro i primi a nn mettere a norma di sicurezza i loro lavoratori ed i macchinari...nell ultimo periodo si sente solo di morti bianche...di lavoratori che muoiono per scarsa ed a volte nulla sicurezza dei mezzi e dei posti di lavoro...non c'e piu rispetto per la vita umana purtroppo ora c e rispetto solo per i soldi.... :|


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Messaggio6 mar 2008, 14:22 
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lafatinatrilly79 ha scritto:
Purtroppo arvalin sn i datori di lavoro i primi a nn mettere a norma di sicurezza i loro lavoratori ed i macchinari...nell ultimo periodo si sente solo di morti bianche...di lavoratori che muoiono per scarsa ed a volte nulla sicurezza dei mezzi e dei posti di lavoro...non c'e piu rispetto per la vita umana purtroppo ora c e rispetto solo per i soldi.... :|



Purtroppo è vero, al giorno d'oggi se ne fregano ma so che cmq non ovunque è così.....in diverse aziende è tutto a norma ma magari sono proprio i lavoratori a fregarsene (ovviamente non riguarda i casi eclatanti degli ultimi giorni) e lì che i datori di lavoro dovrebbero intervenire.


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Messaggio6 mar 2008, 14:36 
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Ecco Arvalin...questo è cio che dicevo io piu su.....



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Messaggio6 mar 2008, 22:06 
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Arvalin ha ragione. Sono operaio e posso dire tranquillamente che molti operai sono i primi a non assicurarsi, è come quelli che non mettono le cinture di sicurezza sulle auto. E anche questi vanno puniti sono d'accordo. Il licenziamento mi pare eccessivo. Bastano 1000 euro di multa, fidati che la prossima volta si imbraga subito.



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Messaggio7 mar 2008, 8:50 
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Paperino... Hai letto cio che ho scritto? non pensi che 1000euro di multa per persone che rischiano volontariamente la loro vita per poi mettere nei guai i propri datori di lavoro nn sia un po poco?

Licenziamento immediato come clausola da contratto.... :roll:



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Messaggio7 mar 2008, 13:04 
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Vicky83 ha scritto:
Paperino... Hai letto cio che ho scritto? non pensi che 1000euro di multa per persone che rischiano volontariamente la loro vita per poi mettere nei guai i propri datori di lavoro nn sia un po poco?

Licenziamento immediato come clausola da contratto.... :roll:


Il fatto che abbia letto cio' che hai scritto non significa che io non abbia il diritto di avere una opinione diversa dalla Tua, sempre che siamo ancora in un paese democratico.

Alle persone se tocchi il portafoglio gli hai toccato tutto. Questo è quello che penso io. Tu li vuoi licenziare? Abbiamo opinioni diverse, nulla di strano mi pare.



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Messaggio7 mar 2008, 13:31 
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Evidentemente hai frinteso cio che ho scritto.
Hai letto cosa ho scritto io era per dire: "hai risposto solo ad Arvalin, non hai visto quello che ho scritto io?"

Liberissimo di esprimere la tua opinione...anzi, vieni a spiegare proprio a me che viviamo in un paese democratico?

Se tocchi il portafoglio hai toccato tutto, hai ragione ma secondo me purtroppo non sarebbe sufficiente.



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Messaggio26 mar 2008, 22:25 
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Piero Barbetta ha 43 anni. Sposato, due figli già grandi. E' un operaio della ThyssenKrupp da 12 anni. Ora in cassa integrazione. Sta appena superando i postumi di una grave depressione. E’ l'uomo che, all'una e 43 secondi, con il suo cellulare, ha chiamato prima il 115 e poi il 118. Arrivato nell'inferno della linea 5, pochi minuti dopo il rogo, assieme a due poliziotti del 113, i primi ad arrivare alla Thyssen. La telefonata dura 6 minuti e 54 secondi. Sullo sfondo, si sentono le urla dei colleghi ustionati. Questa è la storia di un non-eroe: uno che non ha voluto comparire nei talk show o rilasciare interviste. Ha preferito il silenzio. L'incontro avviene in un bar, all'ingresso di un ipermarket della zona Nord. Le mani di Piero tremano. La voce si abbassa, per pudore, quando si sofferma sui particolari più atroci. Scorrono lacrime. Piero se ne va. Una stretta di mano e via, sulla sua vecchia Honda 500.
La telefonata al 118. Fu la prima?
«Gli inquirenti mi hanno detto di sì. Comunque la prima che delinea cos’era veramente accaduto…».
Provò con il 115…
«Mi rispose una voce registrata che non potevano perché impegnati in altre emergenze. I secondi, i minuti passavano e allora ho fatto il 118…».
Partiamo dall'inizio.
«Lavoro nella linea 4, poco prima dell'una si ferma tutto. Un guasto all'impianto elettrico. Avevamo una procedura da seguire. Dico al mio capo: prendo la bici e vado a vedere se riesco a farla ripartire. Vedo Boccuzzi, anche lui in bici. Urla: "E' successo un incendio, venite“. E’ sconvolto. Mi dirigo con la bici verso la “5”. Mi avvicino… l'ondata di calore è forte, supero una cosa che mi sembra un sacco nero… è uno dei nostri... Ci sono gli altri. Sono nudi, i vestiti bruciati... Solo Rodinò ha il collo alto del maglione intatto... Li aiuto a spegnere le ultime fiamme, le scarpe, nei residui di tute... Non so descrivere con parole umane: sono in piedi, calmi; Marzo, il caposquadra, è seduto su una balaustra di ferro. Mi riconosce: "Piero, dimmi, ho il volto tanto bruciato?". Non rispondo. Chiamo il 118. Nessuno ha il coraggio di avvicinarsi agli ustionati».
Lasciati soli, dunque?
«No, soli no. Eravamo tutti consapevoli del loro stato… posso dirlo? Meglio, per loro e le famiglie, se fossero morti subito…. Avevano perso sensibilità, non sembrava che avessero male… Io mi sono tolto il mio giubbotto multi-tasche, l'ho messo sulle spalle di uno, così, per istinto. Non sapevo nemmeno io. Urlavano: "non voglio morire…". Ho chiamato il 118, ho chiesto di mandare ambulanze… Intanto cercavo di mandarli in infermeria, almeno. Non potevano stare lì».
Dopo, cosa accadde?
«Arrivano i guardiani, altri operai, gli operatori sanitari… I feriti vanno in ospedale, passa un'eternità. Restiamo noi, a guardarci negli occhi, a cercare di capire. Il flessibile usurato, la pressione, l'olio che vaporizza e si trasforma nella palla di fuoco. Gli incendi erano all'ordine del giorno... noi, alla 4, lavoravamo sempre con gli estintori vicino. Qualche volta, vuoti».
Ma lei aveva paura che, prima o poi, accadesse qualcosa del genere?
«Devo essere sincero: no. E' stata una tragica fatalità, resa possibile dal clima di questo stabilimento, destinato alla chiusura. Perché tutti vicini? Stavano spegnendo, come già mille volte. Io sono arrivato 7, 8 minuti dopo. Quello che ho visto non potrò mai dimenticarlo».
Ci sono stati episodi, diciamo, di eroismo, ricostruzioni ad alto tasso emotivo. Tutto vero?
«Penso che quella notte alla Thyssen non c'erano eroi, c'erano uomini sconvolti dal dolore e dalla rabbia. Impotenti. Ringrazio il cielo di non essermi trovato faccia a faccia con il direttore dello stabilimento. Gli sarei saltato addosso».
Poi?
«Alle 6 della mattina ho varcato per l'ultima volta, da operaio, il tornello. Per non passarci mai più. I giorni successivi sono stati un tormento. La depressione: quella vera, che si cura con i farmaci. Anche adesso, con mio figlio che ha 18 anni, mi viene il desiderio di raccontare perché suo padre è cambiato».
Tanti suoi colleghi, sindacalisti, lo choc lo hanno superato in fretta, tra talk show e interviste. E lei?
«Mi hanno invitato in tv. Ho detto sempre di no. Avevo come una specie di buio in testa, si alternavano pensieri. Da una parte l'umiltà. Chi ero io per mettermi in mostra? Quella telefonata, quel tentativo di dare ordine ai soccorsi, è stata una così misera cosa. Che avrei dovuto raccontare? Ma la verità di quella notte no, non si può cambiare. Dall'altra, il rispetto per i miei morti. A febbraio mi hanno chiamato due giornalisti, stanno scrivendo un libro. Ho collaborato con la Rai. Il mio nome è emerso dalle carte giudiziarie».
Ha parlato con le famiglie delle vittime?
«Mai. Sono andato ai funerali. Avrei voluto raccontare dei loro cari... non ci sono riuscito. Sono rimasto tra la folla. Uno dei mille. Come mi sento? Ho immagini spaventose. I miei amici... Marzo, gli altri… Con Rodinò giocavo a pallone… In Thyssen erano entrati lavoratori privi di preparazione. Ma quelli della "5" no. Erano i migliori, esperti, uniti. Ragazzi splendidi».
Come sta, oggi?
«Meglio. Sono sotto farmaci. Rievocare quella notte mi provoca un forte sgomento. La mia vita è cambiata. C'è un "prima" e un "dopo". Sulle scelte dei miei compagni e dei sindacalisti, anche di natura politica, non ho nulla da dire».
Ha trovato un nuovo lavoro?
«Nessuno. Sono in cassa integrazione. Si è parlato tanto di solidarietà, ma per la maggioranza di noi non è successo nulla».
E il sindacato?
«Mi hanno cercato una volta. Per il processo. E stop».


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