"Un alba livida, color rosso sangue si stagliava all’altezza della fortezza elfica di Myshykal, come se si preannunciasse un periodo di morte e dolore…
All’interno di una torre, nella parte più profonda e nascosta del deserto vicino a Nissarit, un uomo era ritto in piedi su un balcone con un bicchiere di un liquido rosso assomigliante al vino, troppo poco denso per esser sangue; stava fissando un punto lontano, pensieroso, come se stesse ascoltando il rumore del vento, i suoi capelli erano mossi da un vento caldo, portatore di sabbia e di sventura, i suoi occhi fissi e determinati che osservavano imperterriti una colonna al centro di questa città in rovina, ove parecchi golem si aggiravano indisturbati, come insetti che camminano per terra in qualsiasi luogo, senza memoria di se, senza sapere che presto sarebbero stati distrutti al suo passaggio. Sul balcone si affacciarono un paio di altre figure enigmatiche, una donna, con uno strano elmo in testa, la sua pelle color cinereo, come se non avesse mai visto il sole… Avvicinandosi all’uomo prese la mano libera di lui nella sua guardandolo fiero e dicendo <<il tempo è giunto>>, l’altra figura nascosta nell’ombra del possente guerriero, si notava solo per una sottile lama con la quale giocherellava.
D’un tratto l’uomo leva in alto il calice come per brindare e lo getta giù dal balcone, fatto questo apre le sue ali prima nascoste dal mantello, è un mezzodrago, con una strana armatura rossa come l’inferno, ma con del fumo nero che si alza dagli interstizi della stessa. Spicca il volo dal balcone tenendo una spada lucente tra le mani, delle lacrime volano a terra e nessuno se ne può accorgere data l’arsura del luogo e l’elevata velocità del dinastia draconica…
“Nel frattempo, nelle zone innevate a Nord di Luntier uno strano figuro è affacendato davanti ad una caverna, ha delle vistose ali da mezzodrago rosso”
O potente signore, sono il messaggero dell’alleanza scarlatta *mostrando un anello* sono qui per richiedere come d’accordi la vostra presenza, il signore si stà muovendo, nella foresta vi sarà il primo punto di incontro. “Detto questo il mezzodrago messagero dell’alleanza si mette a volare verso il nord”
“Durante il volo veloce l’uomo di rosso vestito atterra pesantemente nel deserto alzando una mole indicibile di sabbia, vicino ad una struttura in una parete”
Uomo: <<Ascoltami Capitano, ho bisogno di te.>>
Un essere simile ad una lucertola esce da quella tana e dice: <<Shhhhhhh, dimmiiiiii sssssss>>
Mezzodrago: <<Il primo attacco sarà nella foresta, tenetevi pronti, qualche giorno a partire da oggi e sarà il vostro turno>>
Lucertoloide: <<Bene, ssss, ci preparemo sssssignore……>>
* il mezzodrago vola via sempre con la spada in pugno diretto verso il centro della foresta, sorvolando il lago Neriathor, l’isola delle rose e passando radente agli alberi nelle vicinanze di luntier *
“Davanti ad un albero nella foresta l’oscuro personaggio si incontra con una montagna di muscoli, probabilmente poco intelligente, da tutti chiamato Devastatore, pericoloso, potente e senza scrupoli”
L’oscuro figuro si presenta imponente davanti al devastatore, la spada sguainata, l’elmo e l’armatura che sembrano chiamare il sangue a non finire… Uno scudo alto quando un uomo viene legato al suo braccio e dal cielo a frotte arrivano draghi rossi di diverse dimensioni che atterrano in uno spiazzo lì vicino; organizzati in precedenza parecchi devastatori più piccoli del loro capo corrono verso i draghi , vengon caricati ed i draghi partono con difficoltà, non possono reggere per molto… Il guerriero storce il naso alla vista della difficoltà dei draghi, i devastatori sono troppo pesanti, per fortuna il tragitto è corto, lui corre nella foresta , determinato, con un aura che si espande ad indicare il suo immenso potere…. Arrivando al di sotto di un immenso albero con una corda per salire libera tutto il suo potere e vola sino alla piattaforma ad un centinaio di passi dal terreno, sbigottendo le guardie allibite, non solo da com’è vestito ma anche perché tiene un arma in mano e non sembra dar segno di volerla rinfoderare.
Le guardie gli urlano in elfico di metter via la sua arma tenendolo sotto il tiro dei loro potenti archi, la tensione pare salita, provano a dirglielo anche in comune, in orchesco, in tutte le lingue che conoscono, ma qualcosa cambia drasticamente la situazione, l’uomo sembra ergersi su se stesso come se raccogliesse qualcosa dentro di se, gonfiando il petto sotto l’armatura, la sua aura smette per un attimo di resistere ed egli inizia a cantare un ode a squarciagola, lasciando esterefatti quegli elfi che riescono a sentire questo canto, la città stessa sembra tremare dall’immenso potere dell’uomo, la morte sembra concentrarsi intorno a lui, piegando e togliendo la forza di vivere a tutti coloro che gli sono vicino, come se non bastasse sulle piattaforme restanti vengono lanciati da altezze considerevoli i devastatori…
Con la loro mole non è un problema atterrare su quelle strutture senza farsi eccessivamente male, appena atterrati si rialzano goffamente iniziando a distruggere le case all’interno degli incavi degli alberi, affrontati da una cerchia di guerrieri elfici che nulla possono contro la loro incredibile potenza, scaraventando i corpi ovunque.
Nel frattempo si notavano schizzi di sangue sulla piattaforma d’arrivo da terra, una spada vorticava in singoli colpi precisi, sfondando le armature dei malcapitati come se fossero state foglie, un elfo con due spade si avventò contro l’invasore, consapevole di non aver speranza cercava di far guadagnare tempo alle altre guardie della fortezza sopraelevata, cercò di colpirlo in tutti i modi possibili, ma seppure indossando uno scudo immenso il mezzodrago schivò i colpi del guerriero uccidendolo con un colpo dall’alto verso il basso tranciandolo in due con la sua immensa forza. Uno dopo l’altro gli elfi cercarano di arginare da una parte il mezzodrago che combatteva da solo, dall’altra i devastatori che stavano velocemente radendo al suolo tutto quello che incontravano sul loro cammino, una famiglia decise di fuggire cercando di arrivare alle corde per potersi calare lungo la struttura e trovare la salvezza forse nella foresta…
<< Non devono dare l’allarme>> Si disse il mezzodrago e lasciando cadere lo scudo iniziò un breve incantesimo, degli immensi blocchi di ghiaccio apparvero in cielo e si schiantarono sulle corde ove stava passando questa famiglia di elfi, tranciando in questo modo le corde e facendo cadere da quell’altezza tutti coloro che vi erano sopra; gli elfi rimasero sbigottiti, quest’essere non solo aveva una potenza incredibile nei suoi colpi, sapeva lanciare anche magie, una cosa molto molto rara.
Alchè un elfa, non combattente gli si parò davanti stringendo un bastone come se fosse una zappa cercò di colpire il mezzodrago senza successo urlandogli contro nel contempo << Vattene, lasciaci in pace >>, dentro di se aveva inizio una battaglia nell’anima del mezzodrago diviso dalla magia
Interlocutore Sconosciuto: << Vattene, lascia libera questa città, nulla di quello che vedi ti serve, ti interessa il potere che può darti una ridicola fortezza come questa? Non vuoi forse tutto il regno insieme tu? >>
Mezzodrago: << Silenzio, io DEVO avere tutto, la mia brama di potere è qualcosa che tu non puoi comprendere, io e te siamo divisi, anche se puoi leggere dentro me non hai più il potere per riavere il tuo corpo >>
Interlocutore Sconosciuto: << Allora vuoi ammazzare tutti questi elfi? >>
Mezzodrago : << Sino all’ultimo >> - Detto questo stacco di netto la testa all’elfa e si avvicino verso i suoi tre figli lanciandone uno con un calcio dritto giù per la città.
IS: << Fermati, non vedi che non sai sfruttare tutte le possibilità? >>
Mezzodrago: << Cosa stai dicendo? >> - Fermandosi qualche istante
IS: << A che serve uccidere quando puoi corrompere? Quel ragazzino è troppo grande per poterlo plagiare, ma guarda a terra, noti quell’infante? Potresti sfruttarla come persona sicura, per portare messaggi, una persona fidata a te sempre fedele, una figlia? * Provò a proporre cercando di far presa sul lato oscuro del mezzodrago, cercando un appiglio nelle spire del male che oramai aveva imparato a conoscere * >>
Mezzodrago: << Forse hai ragione, potrebbe essermi utile un burattino vivente, ma è troppo piccola, ne ho bisogno in tempo breve… >>
Il fratello restante dell’infante cercando di scappare dalla devastazione finì faccia a faccia con un devastatore che con un sol colpo lo fece schiantare contro una casa li vicino uccidendolo sul colpo *
IS: << Prendila allora * sapeva di aver regalato sofferenza e dolore a quell’elfa ma sapeva che la vita dell’elfa sarebbe stata salva ed avrebbe potuto darle la possibilità di vendicarsi un giorno * i tuoi contatti sapranno fare qualcosa in merito…>>
Presa in braccio l’infante, lasciò gli ordini per la conquista finale della città ed andò via senza brandire la spada, che risaltava possente nel fodero alla sua cintura, ma tenendo tra le braccia questa piccola elfa, senza voltarsi, senza preoccuparsi di non esser visto volò direttamente verso il deserto, verso la sua torre ad Araxinis, nella casa del sindaco, dove lo attendevano la sua compagna, Jharrias ed il suo caro amico Kenji Umezawa, il sorriso di lui si allargò dietro l’elmo sperando un giorno di risolvere la situazione…
“Passarono diversi giorni e dopo la battaglia di luntier in cui si ottenne parità Giryu scomparve dalle terre del regno… Lui era fuggito a Nehmeria”
Dieci giorni dopo la battaglia di Luntier, Regno di Nehmeria, Casa isolata –
Jharrias: << Ora dimmi Gothar, perché siamo dovuti fuggire? >>
* L’halfling restava in silenzio ma il suo sguardo faceva intendere che aveva le stesse domande da fare *
Gothar: <<Nessuno di noi, messageri compresi può più viaggiare indisturbato nei reami dell’impero di Kaladish, abbiamo bisogno di qualcuno che possa creare casini dall’interno senza essere notato >>
Jharrias: <<Ma non è più semplice cammuffare qualcuno dei nostri? >>
Kenji: << Cosa centra in questo la poppante? Non venirmi a dire che vuoi usare una poppante per combattere >>
Gothar: << * ridendo * no, ho chiamato a raccolta il sindaco ed il duca dell’isola, so che è possibile accelerare il tempo di crescita riducendo sessant’anni ad un paio con la magia, in questo tempo le acque si calmeranno almeno in parte e noi avremo un arma invincibile >>
Jharrias: << Posso capire i tuoi interessi in questo ma perché dobbiamo restare qui pure noi? >>
* Kenji annuisce alle parole della vampira *
Gothar: << Semplice * guardandoli in volto * deve esser legata a noi tre per evitare che ci tradisca, sempre meglio di una blanda costrizione >>
Kenji e Jharrias risero forte compiaciuti della risposta del potente ed oscuro mezzodrago, signore dell’alleanza scarlatta.
“Un paio di mesi più tardi”
Jharrias: << Ripetimi i vantaggi e gli svantaggi della non morte, stronzetta >>
Teletha: << Allora, si è resistenti ai colpi da armi da tiro con frecce e da molte delle spade, si hanno però dei problemi con le armi da impatto come i martelli, si è immuni al tempo, esso non scorre più, a seconda del tipo di non morte si può perdere solo la vita o la pelle, diventare un mucchio d’ossa e se si è molto potenti si può diventare dei lich, signori della non morte e potenti maghi peraltro >>
Jharrias: << * Schiaffeggiandola * non basta, devi dirlo con convinzione e ti ricordo che si hanno problemi alla luce del sole per buona parte dei non morti, si odiano i paladini ed i chierici, i vampiri poi non possono facilmente attraversare l’acqua e se non sono protetti con potenti oggetti magici diventano nebbia e tornano alla loro bara con la loro terra di sepoltura >>
Teletha: << * Piangendo sia per i toni acidi della madre sia per il colpo ricevuto * Scusami mamma * singhiozzando cercò di dire con più convinzione tutte le cose che le aveva insegnato sulla non morte * >>
Jharrias: << * Senza minimamente dimostrare di essere intenerita dalle sue parole * Ripeti cento volte queste cose, muoviti *Inamovibile * >>
Alchè entro Gothar nella stanza dicendo << la tratti sempre male >>, teletha si voltò di scatto per andare ad abbracciare il padre contenta, << papà, sei stato via tanto questa volta >> ad un tratto stretta nel suo abbraccio.
Gothar: << ho avuto da fare piccola, come vanno i tuoi studi? >>
Teletha: << bene * seria * la mamma mi ha insegnato tanto cose sulla magia e sui quei simpatici non morti, o mi piacciono tanto papò, un giorno vorrei diventare con il signor sindaco, sembra essere così forte * il suo sguardo si perde fantasticando * >>
Gothar: << * sorridente * mi fa piacere sapere che ti piace lo studio dei non morti piccola * guardando complice jharrias *, tra poco però dobbiamo allenarci io e te, hai pulito la tua spada come ogni giorno? >>
Teletha: << * felice * si ! * mostrando il suo spadino lucente * lo pulisco ogni giorno come mi avevi detto, in questo modo poi il sangue non si incrosta e non si arruginisce la spada >>
Gothar: << * serio * bene, allora tra mezz’ora usciamo per combattere, stanotte c’è una bella brezza >>
Teletha: << * con lo sguardo sognante avendo incontrato lo sguardo dell’uomo che adorava * non vedo l’ora di poter apprender altro sull’arte del combattimento padre, sino ad allora però finirò di studiare con la mamma >>
Gothar si mise a ridere insieme all’ halfling nascosto vicino a loro, teletha ebbe un sussulto e quasi morì di paura, vide chi era e si mise a rincorrere il ladruncolo per la stanza << maledetto, mi vuoi far morire tu * la voce era seria ma stava ridendo * >>
Kenji: << ne devi far di strada per prendermi piccoletta * svanendo nelle ombre * >>
Teletha: << * sbuffando * uffa, me lo devi insegnare a nascondermi >> e detto questo riprese a studiare con la madre sulle decine di tomi che vi erano in quella stanza.
“Pochi giorni prima dell’apparizione di Teletha a Luntier”
Teletha oramai con un aspetto da elfa matura, intorno ai cinquantacinque anni, si diresse verso lo studio del padre con l’equipaggiamento che le aveva detto di indossare, passò davanti alla camera in cui era solita studiare i libri con la madre, a volte libri di magia molto più spesso trattati sulle creature, metodi di combattimento, di pensiero per truffare gli altri, leggi di mercato per gabbare i mercanti, erano una parte importante dei ricordi dell’elfa. Passando davanti alla stanza dell’ halfling le prese un po’ di malinconia, era parecchio tempo che non lo vedeva e non era ancora riuscita a dimostrargli di sapersi nascondere decentemente, inoltre si stava esercitando sia nel disarmare trappole mortali che ad aprire le serrature della casa precedentemente chiuse dal furbo Kenji.
Bussò alla porta: << Sono qui padre >>
Una voce: << Entra >> - e la porta si aprì come guidata dalla magia, lui era seduto alla sua poltrona dietro la scrivania, era intento a guardare da una parte delle mappe e dall’altra a scrivere qualcosa su una pergamena << Dimmi >> disse, << sei pronta ? >>
Teletha: << Si padre, ho preso tutte le cose che mi hai chiesto, andiamo di nuovo ad allenarci? >>
Gothar: << * smise di scrivere e la guardò serio * no, è finito il tempo degli allenamenti, ora è tempo che ci separiamo per un po’… Sei stata addestrata figlia mia per combattere, per uccidere senza dar nell’occhio, senza farti vedere, per dare il supporto a noi necessario nella nostra piccola guerra >>
Teletha: << * al sapere di doversi separare dal padre a cui era tanto legata le prese un colpo al cuore ma si limitò ad annuire * >>
Gothar: << La tua prima missione sarà di usare tutti i tuoi poteri e tutte le tue conoscenze per trovare una persona nel regno di Kaladish, questa persona si chiama Drakan di Zelendar >>
Teletha: << Devo far altro padre? * ansiosa di partire, non si sentiva bene, gli dispiaceva lasciare la casa in cui era cresciuta e quella che sino ad ora era stata la sua famiglia * >>
Gothar: << Si , devi fare altro * giocherellando con la pergamena * , devi trovare tutti coloro che fanno parte dell’alleanza scarlatta e dargli appuntamento dove l’avevano con me, loro capiranno, inoltre, * fece schioccare le dita e tre persone apparvero dal nulla al suo fianco, il sindaco, Jharrias e Kenji * >>
I tre figuri squadrarono l’elfa che non vedevano da tempo, notando come si era fatta donna quasi, e le piccole scintille di potere che iniziavano ad innalzarsi da lei, si voltarono per guardare verso il possente complottatore ed a turno dissero: << Approvo >> .
Gothar: << * sentì su di se gravare il peso del prossimo periodo * da ora in poi tu sarai Teletha Do’Starwind, il tuo nome nel nostro linguaggio segreto significa “Ombra che uccide”, da qui partirai e ti dirigerai al confine Est, ho preparato questa * prende la pergamena * per farti passare senza problemi attraverso il cancello , non devi farti notare, cerca di rimanere sola ma senza dare troppo nell’occhio, se ci cerchi saremo su ad Araxinis, nostra vera dimora, non mi deludere figlia mia >>
Teletha: << * avvicinandosi alla scrivania per prendere la pergamena si mise a sorridere * non preoccupatevi padre, adempirò a tutti i miei compiti, per la mia vita, per il mio onore, per il mio potere * già pensò, il motto dell’alleanza scarlatta * >>
Non appena prese in mano la pergamena il sindaco iniziò a dire strane parole arcane e dopo poco lei iniziò a sentire un potente potere magico scendere dentro di lei ed insidiarsici.
Sindaco Araxinis: << Questa elfa, si chiama costrizione, la condizione è questa: non dovrai mai tradire l’alleanza scarlatta, se noi chiameremo tu verrai da ovunque tu precendetemente ti trovi, proteggerai tutti i membri dell’alleanza che saranno in difficoltà. >>
Teletha: << Accetto queste condizioni o potente lich *guardandoli uno ad uno con un sorriso amaro sulle labbra per quello che le avevano fatto * non vi deluderò >>
<< Nessuno di voi * e detto questo si allontanò dalla stanza ed iniziò il suo viaggio verso il confine * >>
“Il giorno dopo, nei pressi dei cancelli del confine Est del regno di Kaladish”
<< Mi lasci passare signora guardia >>
Guardia : << * non l’aveva notata * Chi siete voi che venite da Est? Da qui nessuno può passare >>
Teletha : << * senza scomporsi minimamente * vedete… son stata incaricata di investigare per conto di alcuni maghi del regno su strani avvenimenti nel confine con Nehmeria ed ora stò tornando per dargli il resoconto >>
Guardia: << Avete prove di quello che dite? >>
Teletha: << *mostra una pergamena con il sigillo della gilda degli arcani* Ecco a voi >>
Guardia: << * riconoscendo senza problemi il sigillo * Scusatemi allora, potete passare >>
Teletha: << * si allontana senza dir nulla, ma dentro di se sa di aver iniziato un lungo cammino e quella guardia è solo la prima ad esser stata raggirata, son davvero stupidi da queste parti si mise a pensare * >>
Con calma si addentrò nel regno per finire a Luntier dove senza proferir parola con alcuno chiese la stanza migliore della taverna pagano mille monete d’oro come se per lei fossero spiccioli… non doveva mischiarsi con la gentaglia del luogo…"



