Una lama di luce che si infranse sulle linee nemiche, da serrate che erano vennero sbalzate vie come foglie al vento, un imponente corrente magica sfaldava tutto quello che toccava, dai nemici alla pietra. I maghi dei mercenari come risposta iniziano a lanciare sfere di fuoco immense, avvolgendo velocemente decine di guerrieri, fusi assieme all’odore di carne bruciata, quei pochi ancora in vita sono in agonia, non potranno resistere…
La guerra dei Clan di Poleria stava volgendo a favore della coalizione del Nord guidata dai Timaril, veneratori di Yana, mentre i clan dell’Est conquistatori stavano perdendo troppe battaglie per dire di aver qualche possibilità, ai loro sacerdoti sembravano vane le loro preghiere ad Elvith di aiutarli…
In verità Elvith era da un po’ di tempo che ci stava lavorando, non poteva permettersi di perdere quella guerra, inaspettatamente, durante la notte, il suo avatara apparve alle porte della tendopoli nemica, strinse i denti e recitò un suo nuovo incantesimo, pensato per uccidere tutti li dentro, un nuovo incantesimo concepito sull’idea della Porta Dimensionale… Ma qualcosa andò storto, forse per la troppa fretta che impose alla sua creazione, forse per l’area purificata dalle preghiere dei fedeli, ad ogni modo la voragine che originariamente doveva alzare l’accampamento di un paio di centinaia di metri da terra per farlo poi ricadere al suolo invece venne inglobato in una sfera e prese a salire verso l’alto, velocemente. Salì con una velocità incredibile le parti dell’atmosfera e divenne ancora più veloce con l’entrare nello spazio aperto, senza attrito il globo non produceva nessun rumore, solo qualche bagliore ogni tanto, nel frattempo Elvith se la rideva , i clan dell’Est avrebbero vinto…
Circa una decina di giorni dopo la sfera incontrò un pianeta di color grigio, era sulla sua traiettoria ed intercettata dalla sua forza di gravità discese velocemente sino a toccare il suolo, con un immenso bagliore ripristinò l’accampamento così com’era su quel nuovo mondo, gli umani sarebbero dovuti esser felici, ma qualcosa gli mancava… l’aria! Oh si, erano senz’aria, stavano tutti morendo, i loro ultimi pensieri erano per la loro dea Yana, sperando invano che potesse aiutarli, ma qualcosa li fece ricredere, tutto ad un tratto riuscirono a respirare in questo nuovo mondo, il loro corpo era cambiato, erano di colore differente e parevano ricoperti di metallo, anche se non riuscivano più a parlare con la loro lingua normale tutti capirono a che cosa era dovuto quel cambiamento; apparve un’immagine di Yana che spiegò che non potendo riportar indietro loro, i suoi figli prediletti gli concedeva almeno di vivere, era in lacrime, lacrime amare…
Per qualche mese il nuovo popolo su questo pianeta ostile visse di stenti, dovettero imparare a conoscere questo luogo e le sue perfidie, quello di cui potevano cibarsi e quello di cui non potevano, nel contempo stavano cercando con questi nuovi suoni di creare una nuova lingua, vi riuscirono, certo, non sarebbe stato come essere a casa, ma si sarebbero dovuti accontentare. Circa vent’anni dopo l’accaduto un giorno uno strano oggetto metallico scese dal cielo andando a posizionarsi con calma sopra l’accampamento, ne fuoriuscì un altro blocco di metallo più piccolo che atterrò in mezzo alle tende… Un essere ne uscì fuori, alto quasi quattro metri, con sei braccia ed una faccia da demone iniziò a parlare nella sua lingua, forte si, ma estremamente melodica… Toccò una strana scatoletta e come per magia tutti riuscirono a comprendere in un attimo quello che diceva, era un esploratore arrivato qui per conoscerli…
Il capo del Clan si fece avanti pronunciandosi con molta enfasi, si misero da parte e parlarono a lungo, ore intere, quando ritornarono a parlare a tutti l’essere strano li salutò dicendo che sarebbe tornato presto, un sorriso indugiava sul viso del capoclan, L’horetsu non mentiva, di li a pochi giorni un centinaio di loro arrivarono sul pianeta e si insediarono accanto agli umani, con calma e senza avere fretta presero i maghi della compagnia, ed iniziarono ad istruirli su delle nozioni base, come la costruzione delle case e delle strutture utili alla loro natura, dapprima a parole e con disegni, poi con prove pratiche, dopo un annetto riuscirono a creare davvero una casa coi materiali che quel mondo metteva loro a disposizione e tutti ne eran stupefatti, non avrebbero mai creduto che quei vecchietti buoni solo a sbraitare potessero essere così interessanti. Le lezioni continuavano, ogni tanto questi esseri venivano cambiati con altri della loro specie in modo da far tornare i vecchi a casa, passarono dalla costruzione semplice delle case ad un inizio di edilizia avanzata e matematica avanzata, inclusero negli studi non solo i maghi ma anche i bambini del villaggio, in modo da poter istruirli sin da piccoli, in modo che con il tempo migliorassero anche loro…
Il tempo passò in fretta per quella piccola comunità ai confini del mondo,dopo un migliaio d’anni lo sviluppo tecnologico era tale che permise ai primi di loro di poter viaggiare sino allo spazio aperto e di tornar indietro… Tutti i figli di coloro che arrivaron qui con il nome dei Timaril divenne un Buoxax,, parte dell’alleanza del sistema Arpharis, un sistema composto da una quarantina di pianeti, tutti sapevano che non sarebbero mai potuti tornare, ora lo loro vita era qui e di certo non sarebbero mai riusciti a respirare sul loro pianeta natio. Presero una decisione, dopo avanzati studi nella ingegneria genetica decisero di creare un essere in laboratorio per poi mandarlo sulla Terra, a monito ed a ricordo dei duecento guerrieri che arrivarono su Jhulies.
Il suo nome era Sartan, creato con le migliori tecniche genetiche dell’epoca , venne dotato di tutte le conoscenze che possedevano sulla vecchia terra, impacchettato e spedito con una navetta dei horetsu, un paio di giorni dopo, lo stregone preso da un incredibile senso di responsabilità riuscì finalmente ad addormentarsi, peccato che avesse scelto il momento sbagliato… La navetta, senza ormai controllo iniziò a discendere sul pianeta dalla parte sbagliata però, dopo aver sorvolato una catena montuosa quasi a filo si fermò e si adagiò su uno spiazzo con dell’erba verde, si trovava e Ovest di Luntier, nella folta foresta vicino alla tana di Keryathos…
Una volta svegliato, non riconoscendo il luogo Sartan iniziò ad impaurirsi, iniziando a diventare di colore più scuro, sceso appena dalla navetta essa esplose come per capire all’avventuriero che non si dovevano lasciar tracce, fermo nelle proprie convinzioni si inoltrò nel folto del bosco, spuntando poi non si sa come sino ad uno strano lago con qualche imbarcazione sparsa, trovato un pescatore isolato, con voce stridula decise di chiedergli di qualche città nei dintorni, il povero pescatore, non poco irritato di quella vocina lo indirizzò verso Luntier, e da li è un'altra storia….



