Utenti Collegati: Claudio,

Storia del lambrusco

Se l'Amore va preso per la gola ...

Messaggiodi Gioberto il 19 feb 2006, 22:42

I LAMBRUSCHI(Uno dei sei vitgni nazionali)

Gli antichi romani (Virgilio) indicavano con il nome labrusca la vite selvatica. L'origine del termine è molto antica e risale a popolazioni paleo-liguri insediate nelle regioni padane prima della comparsa degli Etruschi, probabilmente deriva dall'etimo lap/lab (pietra, rupe) e significa rupestre.

Queste viti crescevano spontaneamente nei boschi, arrampicandosi negli alberi. Presentavano bacche più piccole delle viti coltivate ed erano dioiche (ossia formate da individui maschili e femminili). Molto spesso venivano raccolti i fiori maschili ed utilizzati per arricchire i vini ottenuti dai vitigni coltivati correggendone l'aroma il gusto e l'acidità. Talvolta venivano adoperate come piante officinali.


Gioberto
 

Messaggiodi Ospite il 19 feb 2006, 22:52

Gioberto ha scritto:I LAMBRUSCHI(Uno dei sei vitgni nazionali)

Gli antichi romani (Virgilio) indicavano con il nome labrusca la vite selvatica. L'origine del termine è molto antica e risale a popolazioni paleo-liguri insediate nelle regioni padane prima della comparsa degli Etruschi, probabilmente deriva dall'etimo lap/lab (pietra, rupe) e significa rupestre.

Queste viti crescevano spontaneamente nei boschi, arrampicandosi negli alberi. Presentavano bacche più piccole delle viti coltivate ed erano dioiche (ossia formate da individui maschili e femminili). Molto spesso venivano raccolti i fiori maschili ed utilizzati per arricchire i vini ottenuti dai vitigni coltivati correggendone l'aroma il gusto e l'acidità. Talvolta venivano adoperate come piante officinali.



Il termine «lambrusco», di origini molto antiche e, fin dall'epoca romana, indicava le viti che nascono spontaneamente nei boschi dell'Appennino romagnolo.
Catone ne parla nel De Agricoltura e Varrone nel Del Re Rustica. Olino il Vecchio scrive a lungo sulle qualità taumaturgiche dell'Emantino, cioè vino lambrusco con fiori di vite selvatica.
Ospite
 

Messaggiodi gioberto il 20 feb 2006, 0:04

Dalla fine del Trecento fino all'inizio del Cinquecento si incomincia ad usare il termine

«lambrusca» per indicare non più la vite selvatica, ma un determinato tipo di vitigno. Nel

trattato Economia del cittadino in villa (1644), Vincenzo Tanara descrive le cautele

necessarie che si devono prendere per ottenere buoni vini dai vari tipi di uve di Lambrusca.
La parola «lambrusco» appare ai primi del Settecento per indicare il prodotto ottenuto dalla

vite Lambrusca. Da allora la terminologia «vino lambrusco» diventa sempre più popolare,

tanto che l'abate Bettinelli, nel 1750, esalta il vino lambrusco di Fabbrico in un suo

famoso poemetto in cui lo paragona ai succhi dei più pregiati vini d'Europa. Già nel

diciassettesimo secolo, il Lambrusco era giudicato dagli esperti un ottimo vino da pasto.
Nella zona di produzione sono riconosciute più tipologie di Lambruschi.
Il Lambrusco di Sorbara, il cui nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla permeabilità del

terreno: dal latino sorbere. Secondo il poeta modenese Luigi Bertelli, il termine verrebbe

invece da un grande albero di sorbo, che cresceva accanto al campanile della chiesa del

paese che dava «Sorba rara». Il modenese Agazzotti lo ha definito "il primo da pasteggiare

tra i vini italiani"; "insuperabile" lo definì il Carducci. Paolo Monelli afferma che "è

vino che ci vuole per la cucina modenese, che ha tra le sue glorie lo zampone, un cibo

ardente, acuto e trionfante".
gioberto
 

Messaggiodi Gioberto il 20 feb 2006, 0:14

Lambrusco a foglia frastagliata
Queste viti erano molto diffuse fino al 1800, nella sola provincia di Modena ne erano state

identificate e descritte circa 50 varianti, metà a frutto bianco e metà a frutto nero. Nelle

colline reggiane ciascuna cascina aveva un suo "lambrusco" selezionato dai boschi

circostanti.

Oggi con il termine lambrusco sono iscritti al Registro Nazionale delle varietà delle viti

ben 10 vitigni, tutti a bacca nera. Di questi 8 sono coltivati per la produzione di vini a

denominazione d'origine controllata.

Analisi chimiche recenti sulla composizione dei vari lambruschi hanno evidenziato una certa

affinità genetica fra le varietà Salamino, Sorbara, Maestri e Grasparossa.

I nomi delle diverse varietà di Lambrusco derivano dall'origine geografica (Alessandria,

Montericco, Sorbara, Viadana), dal nome del selezionatore (Maestri, Marani) o da

caratteristiche morfologiche.


Vitigni lambruschi

Vini D.O.C. che lo contengono
Province in cui la varietà è raccomandata (R) o autorizzata (A)

Lambrusca di Alessandria

A: Alessandria, Asti, Cuneo, Torino

Lambrusco a foglia frastagliata
Castellar, Valdadige, Trentino
R: Trento, Verona

Lambrusco di Sorbara
Lambrusco di Sorbara, Reggiano
R: Bologna, mantova, Modena, Reggio Emilia;

A: Ferrara, Treviso

Lambrusco Grasparossa
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, Colli di Scandiano e di Canossa
R: Bologna, Mantova, Modena, Reggio Emilia

Lambrusco Maestri
Lambrusco Mantovano, Reggiano
R: Bari, Brindisi, Cremona, Ferrara, Foggia, Lecce, Mantova, Modena, Parma, Reggio Emilia,

Taranto;

A: Benevento, Pordenone, Rovigo, Udine

Lambrusco Marani
Lambrusco Mantovano, Reggiano
R: Bologna, Mantova, Modena, Parma, Reggio Emilia

Lambrusco Montericco
Colli di Scandiano e di Canossa, Reggiano
R: Reggio Emilia

Lambrusco Oliva

(non più coltivato)

Lambrusco Salamino
Lambrusco Salamino di S. Croce, Lambrusco di Sorbara, Reggiano, Lambrusco Mantovano
R: Bologna, Mantova, Modena, Parma, Reggio Emilia;

A: Ferrara

Lambrusco Viadanese
Lambrusco Mantovano
R: Cremona, Mantova, Reggio Emilia;

A: Modena

Lambrusco from vitis labrusca

(AD 1400) Deve il suo nome ai signori di Acquosana. Nel 1491 è citato un Podium de la Lambrosca.
Marco Zabot

C'era una volta il "Lambrusco a foglia frastagliata" .
Potrebbe essere l'inizio di una vecchia storiella; cerchiamo di capire perché.
Il Lambrusco a foglia frastagliata (meglio conosciuto fra i vignaioli come Lambrusca) è un

vitigno coltivato nella Bassa Vallagarina; lo si trova nelle campagne fra Ceraino e Ala ed è

la varietà base per la produzione del Valdadige rosso d.o.c..
Nel 1991, nell'ambito di un più articolato progetto di riqualificazione del vitigno, la

Provincia Autonoma di Trento richiede al Ministero Agricoltura e Foreste l'iscrizione al

"Catalogo nazionale delle varietà di vite ad uva da vino" del vitigno "Enantio rosso", fino

ad allora denominato Lambrusco a foglia frastagliata; iscrizione che è riconosciuta con

Decreto Ministeriale del 31 dicembre 1992.
Operazione di facciata o necessità di rendere il debito onore a un vitigno che nulla ha da

spartire con la numerosa famiglia dei Lambruschi?
Per dissipare ogni dubbio, penso sia giusto affrontare il problema con il massimo rigore

scientifico e spiegare la genesi del vitigno.
La necessità di cambiare il nome al vitigno è colta, già alla fine degli anni '80, come una

condizione essenziale per pensare a una politica di rilancio della varietà, peraltro molto

presente in tutto l'areale.
Ma andiamo per gradi. La stessa provincia, nel 1985, finanzia un approfondito studio di

ricerca, commissionandolo all'Istituto di coltivazioni arboree dell'Università degli studi

di Milano; lavoro che ha durata triennale e si conclude nel 1989.
Il risultato della ricerca è codificato in un lavoro che ha per titolo "Le possibili

analogie tra il Lambrusco a foglia frastagliata, alcuni vitigni coltivati e le viti

selvatiche del Basso Trentino", lavoro che viene di seguito riportato solo per le parti che

direttamente ci interessano.
Gioberto
 

Messaggiodi Gioberto il 20 feb 2006, 0:22

Storia di un’ Uva e la sua Terra
Le indagini intorno all’origine di queste varietà di vite partono da un fattore comune, l’interpretazione del significato della parola Lambrusco.
Aldilà di una immediata correlazione con il termine “brusco
Gioberto
 

Messaggiodi Gioberto il 20 feb 2006, 0:43

Introduzione

I tentativi di caratterizzazione oggettiva dei vitigni, al fine di giungere alla definizione

di precisi "fingerprint" di riconoscimento, si sono concretizzati in questi anni attraverso

i metodi dell'analisi biochimica e dell'analisi multivariata (Schneider, 1988). In

particolare è stato utilizzato lo studio di alcune macromolecole strettamente legate al

controllo genotipico, quali le proteine e di alcuni composti del metabolismo secondario come

le sostanze volatili, gli acidi fenolici e gli antociani (Hegnauer, 1961; Turner, 1969;

Stace, 1980; Thorne, 1976, 1981; Cronquist, 1980; Kubitski, 1984).
Nelle viti in particolare, il profilo antocianico è stato utilizzato ai fini tassonomici da

Ribereay-Gayon et al. (1955), Singleton-Esau (1969), Di Stefano-Corinò (1984), Scienza et

al. (1986), quello proteico da Schafer (1969), Drawert-Muller (1973), Wolfe (1976), Feiullat

et al. (1979), Boselli et Al. (1986), Cargnello et al. (1988), Bachmann (1989).
I risultati raggiunti da queste ricerche possono, tra l'altro, essere utilizzati negli studi

di filogenesi della vite, affrontati fino ad ora, con risultati modesti, attraverso gli

strumenti dell'indagine storiografica (Roy-Chevrier, 1900) e ampelografica (Levadoux, 1856).
Uno dei problemi ancora irrisolti riguarda l'origine dei vitigni coltivati e i rapporti di

parentela genetica che questi presentano con le viti selvatiche.
Secondo Levadoux (l.c.) i vitigni attualmente coltivati in Europa sono il risultato della

pressione glaciale del quaternario, operata verso le zone meridionali del continente. Si

sono così formati due centri di diffusione della vite, uno mediterraneo, che ingloba le

grandi penisole e le isole del Mediterraneo, l'Asia Minore, il Nord Africa e l'altro

caspico, che corrisponde alle regioni montuose comprese tra il Mar Nero e l'India (De

Lattin, 1939).
Questa ipotesi modifica in parte quella di Vavilov 1926 (1930) che ipotizzava un solo centro

d'origine delle viti, localizzato nella zona del Mar Caspio. Da un punto di vista genetico i

vitigni oggi coltivati hanno tratto origine della Vitis vinifera silvestris autoctona, dalla

Vitis v. sativa di origine asiatica e da fenomeni di introgressione genica di quest'ultima

nella Vitis v. silvestris (Rives 1962). De Lattin (l.c.) distingue, infatti, una vite

selvatica di tipo occidentale e mediterraneo, detta silvestre, e una vite selvatica di tipo

armeno e sub caspico, detta caucasica, dalla quale provengono gran parte dei vitigni oggi

coltivati in Europa.
Levadoux (1954) rifiuta peraltro la distinzione tra Vitis v. sativa e Vitis v. silvestris,

da lui ritenute due tappe evolutive di una stessa specie, la Vitis vinifera, la cui

evoluzione è iniziata prima in Grecia e nel sud dell'Italia per un'azione antropica più

precoce e per le migliori condizioni ambientali.
Per lo stesso autore il Pinot nero, il Cabernet franc, il Riesling e tanti altri sono dei

vitigni arcaici o vitigni lambruschi, esempi di una selezione fatta nella Francia

settentrionale, partendo da popolazioni selvatiche locali. Da questi tipi sono derivati

altri vitigni che costituiscono i cosiddetti gruppi o famiglie geografiche (i Noriens, le

Folles, i Cots, ecc.).
In Italia ed in diverse zone europee è stata attestata l'esistenza di popolazioni di vite

selvatica: Longo (1921), Franchini (1935), Negri (1937), Scienza (1983; 1985; 1988) Anzani

et al. (1989), Levadoux (l.c.) nei Bassi Pirenei, Schumann (1968; 1974) in Renania, Turkovic

(1962) in Slovenia e Croazia, Jacop (1978) in Romania, Terpò (1976) nei Carpazi ungheresi,

Alleweldt (1956) e Shumann (1977) in Turchia, Logothetis (1962) in Grecia, Negrul(1960) in

Georgia e Armenia.
Di viti selvatiche si parla peraltro già diffusamente nei testi antichi.
Teofrasto chiama la vite selvatica Agria ampelos (IV-III sec. a.C.), analogamente a

Dioscoride, medico greco del I secolo a.C., che usa lo stesso termine per distinguerla dalla

Oenophoros ampelos, la vite coltivata.
Virgilio nelle "Ecloghe" e Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis historia" usano per primi

il nome Lambrusca per denominare la vite selvatica. Altri autori usano questo termine, che

secondo il Sereni (1981) è di origine paleoligure, per distinguere le viti selvatiche da

quelle coltivate. Tra questi si possono citare Pier Crescenzi (1495), Soderini (1622),

Villifranchi (1773), Mendola (1868), Incisa (1864), Di Rovasenda (1877).
Che la Vitis v. silvestris sia di origine molto antica e appartenente alla flora spontanea

europea e non sia, come qualcuno afferma, un'espressione delle viti selvatiche postcolturali

o subspontanee, lo dimostra anche l'etimologia del termine labrusca (o lambrusca) che con la

formante paleoligure in - sca o - usca e il sostrato mediterraneo lapis, che colloca la sua

origine non solo in epoca prelatina ma addirittura anteriore alla colonizzazione etrusca e

alla dominazione dei Celti.
Tale vocabolo si ritrova, infatti, sia nelle parlate italiane, provenzali e francesi che nel

catalano llambrusca e nel rumeno laurusca. Inoltre la presenza della Vitis v. silvestris è

precedente a quella della Vitis v. sativa. Infatti i reperti di vinaccioli raccolti nelle

palafitte e nelle terra-mare di alcune stazioni preistoriche italiane, risalenti all'età del

bronzo, appartengono alla Vitis v. silvestris, mentre i semi della Vitis v. sativa compaiono

più tardi, nel corso dell'età del ferro.
Vi sono inoltre numerose diversità morfologiche e di comportamento che fanno escludere

l'origine della Vitis v. silvestris dall'inselvaticamento della Vitis v. sativa, tra le

quali la più nota, è la dioicia.
Particolare attenzione ai fini dell'apporto della vite selvatica al patrimonio viticolo

attuale va riservata al valore semantico assunto da alcuni continuatori del termine labrusca

e cioè non più quello di vite selvatica ma invece di particolare varietà di vitigno

coltivato con il nome di lambrusco. Non è facile risalire, in base alle attuali conoscenze,

a quando è avvenuta la generalizzazione del termine lambrusco alle viti coltivate. Dalle

rassegne bibliografiche della prima metà dell'800 appare che la coltura dei Lambruschi era

confinata in un'area limitata ad alcuni settori del Piemonte (Crouet), della Lombardia (uà

ssalvadega), del Veneto (oselina), dell'Emilia e della Toscana (abrostino, raverusto).
Con questi termini si designavano un gruppo di vitigni, talvolta anche tra di loro molto

diversi ma che avevano in comune la rusticità, il viraggio al rosso delle foglie in autunno,

gli acini radi, più o meno piccoli ma molto colorati. I vini che originavano erano piuttosto

aspri e le piante presentavano un portamento vegetativo che doveva essere assecondato da

forme di allevamento espanse, come ad esempio quelle offerte dai tutori vivi (Sereni, l.c.).

La prima distinzione tra i diversi Lambruschi è dell'Acerbi (e.c.).
A conferma della genericità del termine lambrusco nella designazione di una varietà, si

ricorda che Molon (1906) elenca e descrive 56 lambruschi, distinti tra loro per luogo di

provenienza o di coltivazione, per persone o famiglie che ne avevano operato la

domesticazione o per alcune caratteristiche del grappolo o delle foglie.
L'origine geografica di questi Lambruschi è molto varia: Piemonte, Liguria, Lombardia,

Veneto, Emilia, Toscana. Sono considerati sinonimi di Lambrusco i termini: Ambrusca,

Lambruschetta, Lambruscone, Abrostola, Lambruschino, Abrostine, Raverusti, Vaseline,

Tirodola, Uva colore, Croetto, Grappelli, ecc..
Nelle diverse raccolte ampelografiche alle quali aveva attinto il Molon (l.c.) non è mai

citato però il Lambrusco a foglia frastagliata.
Cosmo et al. (1952-1960) nella descrizione ampelografica di questo vitigno ipotizzano una

sua origine emiliana, ma affermano anche che questa varietà non è mai stata riscontrata o

coltivata in quella regione.
Del Pero (1981) ritiene che questo vitigno fosse presente nei comuni di Avio e Ala fino dal

1800 con il nome di Lambrostega o Nostrana e che era apprezzato per la sua rusticità e

resistenza ai freddi invernali. Dalla sua vinificazione si ottenevano dei vini rossi e

rosati molto apprezzati anche all'estero, come dimostra l'esportazione verso l'Austria di

4000-5000Hl/anno, favorita dall'apertura del valico del Brennero ai trasporti per ferrovia,

avvenuta nel 1865.
La forma di allevamento di allora era la piantata con tutore vivo, tipica espressione di una

viticoltura promiscua.
Le prime analisi di mosti e di vini documentabili, risalenti al 1922, confermano le buone

caratteristiche qualitative del vino di questo vitigno, riassumibili nelle gradazioni

alcoliche elevate, accompagnate da una buona acidità e colore intenso.


Materiale e metodo

L'indagine riguarda il confronto fra il Lambrusco a foglia frastagliata e alcuni vitigni

scelti in base a criteri di carattere storiografico o per origine geografica (AA.VV., 1980)

o per caratteristiche morfologiche.
Da sottolineare che il confronto è avvenuto anche con viti selvatiche individuate sin dal

1984 sul lato destro e sinistro dell'Adige, nella valle dell'Aviana (Avio) e in loc.

Vallarom (fra Masi e il Vò). I siti dove sono state localizzate le viti selvatiche sono

compresi in una fascia altimetrica di 300-600 m. s.l.m.; la descrizione delle viti è

riportata in Angari et al. (1989).
I vitigni utilizzati per il confronto con il Lambrusco a foglia frastagliata sono stati i

seguenti: Barbera, Cabrusina, Casetta, Ciliegiolo, Corvina, Demela, Dindarella, Groppello,

Lagrein, Lambrusco di Alessandria, Lambrusco grasparossa, Lambrusco Maestri, Lambrusco

Marani, Lambrusco Oliva, Lambrusco salamino, Lambrusco di Sorbara, Marzemino, Molinara,

Moscato rosa, Nebbiolo, Negrara, Oseleta, Oselina, Pelara, Pormela, Quaiara, Rondinella,

Rossara, Rosetta di montagna, Rossignola, Schiava gentile, Schiava grossa, Simesara,

Teroldego, Trollinger.

Il lavoro si è svolto attraverso indagini fillometriche e carpologiche, analisi del profilo

antocianico e l'analisi del profilo elettroforetico delle proteine dell'endosperma di

vinacciolo; indagini che per brevità non sono riportate.


Conclusioni

Le tecniche di riconoscimento e di classificazione varietale, riconducibili all'ampelografia

descrittiva e all'analisi biochimica sono apparse molto efficaci per studiare il grado di

similarità tra i vitigni indagati. L'analisi della varianza applicata a 13 indici

fillometrici e carpologici ha consentito una buona differenziazione tra i vitigni.
Gli indici più importanti sono risultati essere la dimensione della foglia, la lobatura,

l'ampiezza del seno peziolare (coefficiente d'allungamento inferiore) e il rapporto

larghezza/lunghezza.
Attraverso l'analisi discriminante si è potuto così classificare correttamente il 97% delle

foglie nell'attribuzione ai rispettivi vitigni.
In particolare hanno presentato indici fillometrici molto caratteristici il Lambrusco a

foglia frastagliata, il Lambrusco grasparossa, la Rondinella e il Bombino.
Per la morfologia fogliare il Lambrusco a foglia frastagliata e il Lambrusco grasparossa si

differenziano notevolmente dagli altri Lambruschi. Il primo per il parametro "lobatura" ed

il secondo per il parametro "forma".
L'analisi a grappolo ha suddiviso i vitigni considerati in due gruppi, in base alla forma e

alla lobatura delle foglie. Manifestano un elevato grado di similarità per quanto riguarda

la forma della foglia le viti selvatiche, il Groppello, il Bombino, la Rondinella da una

parte e dall'altra i Lambruschi e il Ciliegiolo, mentre per la lobatura il Lambrusco a

foglia frastagliata, la Rondinella e il Bombino rispettivamente nei confronti del Nebbiolo,

Groppello e le viti selvatiche del Nord Italia e i Lambruschi, il Ciliegiolo e la vite

selvatica del Centro e del Sud Italia. Analogamente si è potuto suddividere i vitigni

identificati in quattro gruppi principali attraverso la morfologia dei vinaccioli. La coppia

più simile per i caratteri "larghezza" e rapporto "lunghezza/larghezza" sono apparsi il

Teroldego e il Ciliegiolo, mentre all'interno del gruppo dei Lambruschi la forma del seme ha

evidenziato una notevole eterogeneità.
I metodi biochimici (analisi del profilo antocianico delle bucce ed elettroforetico delle

proteine) applicati su una popolazione di vitigni più ampia e non sempre coincidente con

quella utilizzata per le misure fillometriche e carpometriche, hanno evidenziatola

peculiarità del comportamento del Lambrusco a foglia frastagliata nei confronti sia nei

Lambruschi emiliani che dei vitigni trentini (Marzemino, Teroldego, Lagrein) che invece sono

compresi in un unico raggruppamento veneto-padano. Appare invece evidente la somiglianza di

questo vitigno della Vallagarina con alcuni vecchi vitigni veronesi quale la Rossetta di

montagna e la Forcellina, reperiti nella Valle dell'Adige in località molto vicine

geograficamente al Basso Trentino, quali Rivoli Veronese, Affi, Cavaion. Una buona analogia,

inoltre, è stata verificata con le analisi delle sequenze enzimatiche tra il Lambrusco a

foglia frastagliata, la Dindarella, la Rondinella e le viti selvatiche trovate ad Avio.
Sebbene non sia facile trarre delle conclusioni definitive su un argomento di grande

complessità qual è quello della filogenesi, attraverso gradi di approssimazione al problema

crescenti, passando dall'indagine fillo-carpometrica a quella biochimica, è possibile

evidenziare una notevole coincidenza nei risultati ottenuti dai diversi metodi di indagine,

relativamente alla non appartenenza del Lambrusco a foglia frastagliata al gruppo dei

Lambruschi emiliani, ai quali invece appaiono molto simili altri vitigni trentini quali il

Marzemino, il Teroldego e Lagrein. Per contro una grande analogia sia morfologica che

biochimica presenta il Lambrusco a foglia frastagliata con alcuni vecchi vitigni veronesi,

non più in coltura e con le viti selvatiche trovate allo stato spontaneo nei dintorni di

Avio. Ciò consente di affermare che il Lambrusco a foglia frastagliata è verosimilmente un

vitigno autoctono della Bassa Valle dell'Adige e appartiene geneticamente a un gruppo di

vitigni originari delle morene glaciali che si trovano a cavallo della depressione del Lago

di Garda e del solco vallivo dell'Adige, con forti legami filogenetici con le viti

selvatiche nella Valle dell'Aviana e del Vallarom, nel comune di Avio. Nessun grado di

parentela è invece dimostrabile con i Lambruschi emiliani e con gli altri vitigni trentini

saggiati, quali il Teroldego, il Lagrein ed il Marzemino.

La ricerca suesposta chiarisce in maniera inequivocabile che il Lambrusco a foglia

frastagliata non è ascrivibile alla famiglia dei Lambruschi emiliani, ma che invece è senza

dubbio un vitigno autoctono della Vallagarina.
Lo studio ha quindi permesso, nel 1992, di cambiare il nome di questa preistorica varietà.

Ma allora come si è arrivati al termine Enantio?
Le ricerche storiche ci dicono che già Dioscoride cita l'Oenanthè, cioè una pianta di vite

da fiore; si trattava della Vitis silvestris a fiori maschili e quindi non produttiva.
Plinio, storico romano del I° secolo d.c., chiarì che esisteva anche l'Oenanthè fert o

Vocatur oenanthium a fiori femminili e perciò fertili, uviferi. Nella sua "Naturalis

historia" parlando di viti selvatiche e coltivate, scriveva: "Labrusca hoc est vite

silvestris, quod vocatur oenanthium", ovvero una vite selvatica chiamata Enantio.
Bacci, nella sua "Storia naturale dei vini", edita a Roma nel 1560 (vol. VI), parlando dei

vini ottenuti in Vallagarina, affermava che in queste terre veniva prodotta l'uva lambrusca,

dalla quale derivano i vini enantini.
Di qui, quindi, l'idea di ribattezzare il nostro vitigno autoctono per eccellenza con il

nome di Enantio.
Al centro della nuova politica vitienologica e di sviluppo territorio intrapresa dal

Consorzio di Tutela Vini "Terra dei Forti", l'Enantio gioca un ruolo fondamentale, proprio

perché rappresenta la diversità che ci permettere di caratterizzare il nostro territorio, di

comunicare un qualcosa di nuovo e di importante, di unico, che nessuno ci può sottrarre.
In questo senso l'Enantio deve assumere la funzione di "medium", in grado di comunicare non

solo cultura materiale, tradizione, emozione, sapori, profumi, ma anche di generare valore

nel territorio, innescando addirittura inattesi germi di imprenditorialità.
Una particolarità, l'Enantio, che, attraverso un più ampio progetto di valorizzazione

territoriale, è in grado di attirare il visitatore e i media, distribuendo nuova ricchezza

in Terra dei Forti; l'Enantio, quale "medium" (ovvero giacimento) può illuminare un

territorio, rendendolo visibile e visitabile al turista.
Nel nuovo scenario emergente, il cibo ormai trascende la gola e il palato. La riscoperta

delle radici, l'interesse per la zona di provenienza, la sensibilità per gli aspetti

antropologici, il desiderio di conoscere la storia, la dimensione estetico-sensoriale si

sommano e vanno ad interferire con la gratificazione orale nell'apprezzamento del vino e di

tutti i prodotti tipici.
Il futuro del turismo anche in Terra dei Forti è di perseguire la "salvaguardia delle

specificità", di cui il vino è uno degli elementi cardine; il turista, infatti, attraverso

un'offerta enogastronomia territoriale può compiere un passo decisivo fuori della sua

appartenenza, stabilendo relazioni e avviando comparazioni culturali all'interno delle

comunità con cui entra in contatto.
Il vino, la cucina e l'alimentazione appaiono come i terreni sui quali si gioca il conflitto

più generale tra la dimensione globale e quella locale.
A noi la capacità di saper cogliere questa nuova opportunità!

Paolo Castelletti



Bibliografia:

- "Le possibili analogie tra il Lambrusco a foglia frastagliata , alcuni vitigni coltivati e

le viti selvatiche del basso trentino" di A. Scienza, O. Failla, R. Anzani, F. Mattivi, P.L.

Villa, E. Gianazza, G. Tedesco, U. Benetti.
- "Naturalis histroria" di G. Plinio Secondo, detto "il Vecchio".
- "Stroria naturale dei vini" di A. Bacci.
- "Origini della vite e della viticoltura" di M. Fregoni.
- " Le popolazioni selvatiche e coltivate di Vitis vinifera L." di L. Levadoux.
- "Le viti spontanee in Vallagarina" di A. Scienza, O. Failla, R. Anzani.
Gioberto
 

Messaggiodi almamater il 20 feb 2006, 0:51

:shock: :roll: ma è una tesi..??! :D
almamater
Super Amico
Super Amico
 
Messaggi: 1219
Iscritto il: 22 nov 2005, 2:23
Sesso: Non Specificato

Messaggiodi giobero il 20 feb 2006, 1:15

almamater ha scritto::shock: :roll: ma è una tesi..??! :D



Sono un incallito agronomo in pensione... :D :lol: :shock: :o :cry: :wink: :P :D :D :D

alla proxima :cry: :cry: :lol: :lol:
giobero
 

Messaggiodi almamater il 20 feb 2006, 1:17

giobero ha scritto:
almamater ha scritto::shock: :roll: ma è una tesi..??! :D



Sono un incallito agronomo in pensione... :D :lol: :shock: :o :cry: :wink: :P :D :D :D

alla proxima :cry: :cry: :lol: :lol:




ahhhhh... :D :D complimenti

ho preso un sacco di scimmiette ma virtuale mi mancava proprio :D :D :D
almamater
Super Amico
Super Amico
 
Messaggi: 1219
Iscritto il: 22 nov 2005, 2:23
Sesso: Non Specificato

Messaggiodi Puma il 20 feb 2006, 9:43

in vino veritas ;)

W IL LAMBRUSCO MANTOVANO 8) 8) 8)
<center>I problemi non si risolvono piangendosi addosso.</center>
<center>Si risolvono risolvendoli..</center>
<center>Immagine</center>
Puma
Avatar utente
Super Amico
Super Amico
 
Messaggi: 5925
Iscritto il: 25 set 2005, 15:52
Età: 28
Località: Mantova
Sesso: Non Specificato

Messaggiodi gioberto il 20 feb 2006, 10:39

Puma ha scritto:in vino veritas ;)

W IL LAMBRUSCO MANTOVANO 8) 8) 8)


:wink: :P :cincin:
:libro:
Cenni storici lambrusco mantovano

Terreno: Tipico dell’oltre Po mantovano. Argilloso spesso pesante a volte con componenti saline, anche se in prossimità degli antichi alvei del Po che in un passato più o meno recente transitava direttamente in queste campagne,appare permeato di elementi di sabbia grossolana che aumenta notevolmente la dinamicità e il drenaggio del terreno rendendolo sicuramente ideale per le viti.


Curiosita: La località Poggio
gioberto
 

Messaggiodi **Moma** il 20 feb 2006, 11:10

Puma ha scritto:in vino veritas ;)

W IL LAMBRUSCO MANTOVANO 8) 8) 8)


si si....dopo il Vermentino è il mio vino preferito! :cincin:
Mai,non mollare mai,se non ce la fai,tieni duro e aspetta quel momento prima o poi,finch� vita avrai,non mollare mai,manda avanti il cuore che domani vincerai!
**Moma**
Avatar utente
Community Manager
Community Manager
 
Messaggi: 13051
Iscritto il: 31 mar 2004, 10:35
Età: 30
Località: Cagliari
Sesso: Femminile

Messaggiodi bounce il 20 feb 2006, 11:29

**Moma** ha scritto:
Puma ha scritto:in vino veritas ;)

W IL LAMBRUSCO MANTOVANO 8) 8) 8)


si si....dopo il Vermentino è il mio vino preferito! :cincin:



il vermentino ...buonissimo :!: :!:

e che dire del greco di tufo ...(sarebbe un vino campano se non sbaglio) :P
Tra di noi fili magici
che si nutrono delle ripide fonti d’aurora e di luna
anime che si osservano
tra mille colori noi nudi danziamo sul mare sereni
ma si ci scopre di notte nel letto
mentre si sogna un mondo diverso
fatto di melodie ipnotiche
ma poi mi sveglio e rivivo la vita
riscopro tutti i suoi difetti
ma trovo in te la dimora della mia anima.
bounce
Avatar utente
Super Amico
Super Amico
 
Messaggi: 2694
Iscritto il: 3 ago 2005, 12:55
Sesso: Non Specificato

Messaggiodi bounce il 20 feb 2006, 11:46

almamater ha scritto:
giobero ha scritto:
almamater ha scritto:
ho preso un sacco di scimmiette ma virtuale mi mancava proprio :D :D :D




:lol: :lol: :lol: a chi lo dici
Tra di noi fili magici
che si nutrono delle ripide fonti d’aurora e di luna
anime che si osservano
tra mille colori noi nudi danziamo sul mare sereni
ma si ci scopre di notte nel letto
mentre si sogna un mondo diverso
fatto di melodie ipnotiche
ma poi mi sveglio e rivivo la vita
riscopro tutti i suoi difetti
ma trovo in te la dimora della mia anima.
bounce
Avatar utente
Super Amico
Super Amico
 
Messaggi: 2694
Iscritto il: 3 ago 2005, 12:55
Sesso: Non Specificato

Messaggiodi gioberto il 20 feb 2006, 15:13

bounce ha scritto:
**Moma** ha scritto:
Puma ha scritto:in vino veritas ;)

W IL LAMBRUSCO MANTOVANO 8) 8) 8)


si si....dopo il Vermentino è il mio vino preferito! :cincin:



il vermentino ...buonissimo :!: :!:

e che dire del greco di tufo ...(sarebbe un vino campano se non sbaglio) :P


Ehmm :?
Sono due vini completamente diversi....ognuno adatti alla propria terra...
:D concordo... ottimo vino il Vermentino,anzi eccezionale uno dei miei preferiti....ma quello sardu intendu :lol: :D
gioberto
 

Prossimo



Chi c’è in linea nel Forum

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti