Secondo Confucio la virtù fondamentale che si può tradurre con “rettitudine” consiste nella disposizione morale a fare il bene.
Avere questa disposizione morale non significa ne' essere infallibile, ne considerarsi superiori a chicchessia, ma sicuramente e' cosa buona per se e per gli altri e l'aiuto del prossimo.
Confucio diceva che l'uomo superiore agisce per la sua rettitudine, l'uomo inferiore per il profitto.
I termini "Uomo superiore" e "Uomo inferiore" non sono usati in chiave razzista, ma in chiave intellettuale, li potremmo tradurre con "Uomo saggio che ha deciso la sua adesione al bene" e "uomo non saggio in attesa di illuminazione da parte del bene".
Jen, I, Hsiao e il rispetto dei riti (Li) sono gli attributi dell'uomo superiore, mentre l'uomo inferiore mira solo al proprio utile personale.
Coltivando se stesso l'uomo diventa un saggio che possiede naturalmente e senza sforzo la virtù.
Se si vuole l'ordine nella vita dello stato bisogna anzitutto migliorare se stessi, purificare il proprio cuore e mettere ordine nella vita familiare. Se la vita familiare è ordinata vi sarà ordine nella vita sociale e la pace regnerà nel mondo. Un altro concetto importante insegnato da Confucio è quello del “giusto mezzo” che significa agire senza esagerazioni.
Confucio credeva nel “Fato” (Ming), nel volere del Cielo.
Per avere successo nelle nostre azioni dobbiamo fare del nostro meglio, ma è indispensabile anche l'aiuto del Cielo che è però al di fuori del nostro controllo. È quindi inutile che ci preoccupiamo del successo o dell'eventuale insuccesso; dobbiamo solo impegnarci a fondo in ciò che intraprendiamo.Per oltre duemila anni tutti gli aspetti della civiltà cinese sono stati influenzati e condizionati dal Confucianesimo.
Lo stesso Confucio, oltre allo studio degli antichi classici, consigliava ai giovani la pratica delle arti marziali e sembra addirittura che egli abbia insegnato il tiro con l'arco e l'equitazione (corsa con i carri da guerra). Egli era convinto della necessità di coltivare sia la mente che il corpo.
Il rituale che ancor oggi esiste nelle palestre in cui vengono insegnate le Arti Marziali Tradizionali è di stretta derivazione confuciana.
Fanno parte di questo rituale la cerimonia del saluto, le relazioni fra maestri e allievi, fra allievi anziani e nuovi allievi, il rispetto dei gradi, la cortesia, la venerazione per gli antichi capiscuola, il sentimento di riverenza per il maestro e così via.
Tutto questo non deve essere pura esteriorità, ma la manifestazione genuina di uno stato d'animo interiore, la concreta volonta' di totale rispetto per l'altro che puo' essere visto come amico, conoscente o avversario ma mai come nemico da sistruggere o come persona da giudicare o alla quale impartire lezioni proprie perche' ogni liberta' va rispettata e ogni comprensione della liberta' dell'altro deve essere concessa: desiderio di apprendere da parte degli allievi che ammirano, rispettano ed amano il loro maestro che, come un padre, li guida lungo la via della tecnica e della saggezza.
Non per niente un (vero) maestro di arti marziali viene chiamato in cinese Shih Fu che significa maestro e padre.
Senza il loro millenario rituale le arti marziali perdono il loro spirito più autentico e inevitabilmente si trasformano in attività violente e poco educative o, nella migliore delle ipotesi, in semplici sport.
E pensare che quest'uomo naque nel 551 Avanti Cristo, sembra incredibile.....









