Da Dharamshala, il Dalai Lama si dice molto preoccupato, «temo che le vittime siano numerose», ha detto riferendosi alla repressione attuata dai cinesi nei confronti delle proteste di piazza degli ultimi giorni in Tibet.
Durante la conferenza stampa il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani in esilio, si è detto pronto a incontrare il presidente cinese Hu Jintao se riceve «concreti segnali» della disponibilità di Pechino al dialogo. La dichiarazione è stata fatta nel corso di una conferenza stampa a Dhramsala, in India, sede del governo in esilio.
La Cina risponde a Ratzinger
La Cina ha risposto oggi con durezza all’appello di Papa Benedetto XVII a risolvere la crisi tibetana con dialogo e tolleranza. «La tolleranza non può esistere per i criminali - ha detto in conferenza stampa il portavoce del Ministero degli Esteri Qin Gang - essi devono essere puniti secondo la legge».
Pechino: «Usiamo la forza come deterrente estremo»
I media statali cinesi hanno per la prima volta ammesso che la protesta dei tibetani si è estesa ad altre province della Cina. È il primo riconoscimento ufficiale dell’estensione della protesta. Ma se da una parte c'è l'ammissione dei disordini, dall'altra il governo cinese continua a non reagire all'accusa secondo la quale la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti tibetani. Particolare silenzio sulle vicende della località di Aba, dove venerdì scorso i paramilitari hanno ucciso 18 tibetani, tra cui un bambino di 8 anni. Pechino ha solamente rivendicato l'uso della forza come «deterrente estremo».
Il governo cinese stringe così la morsa attorno ai rivoltosi tibetani inviando centinaia di camion e migliaia di soldati in assetto di guerra, nella regione himalayana. Secondo alcuni testimoni, i convogli militari si dirigono verso il Tibet, mentre l’esercito ha rafforzato la sicurezza anche nelle province cinesi confinanti. Un reporter della Bbc ha riferito che più di 100 veicoli si stanno dirigendo verso il Tibet attraverso i valichi montuosi della Cina occidentale. Il reporter della Bbc non ha rivelato dettagli geografici più precisi per non incappare nella censura cinese. «Negli ultimi due giorni ho visto un numero crescente di militari diretti verso il confine tibetano, ma stavolta si tratta di un dispiegamento ancora più consistente. Sembra proprio che la Cina abbia deciso di aumentare sensibilmente la sua presenza militare in Tibet».
Bush andrà ai Giochi di Pechino
I disordini in Tibet non dissuaderanno il presidente George W. Bush dal presenziare ai Giochi Olimpici in Cina. Lo ha reso noto la Casa Bianca. «La posizione del presidente riguardo alle Olimpiadi è non costituiscono un evento politico ma una chance per gli atleti per competere al massimo dei livelli», ha affermato la portavoce di Bush, Dana Perino. Intanto, però, il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha chiamato il collega di Pechino, Yang Jiechi, esortandolo alla «moderazione» e ad aprire il dialogo con il Dalai Lama. Rice «ha ribadito in maniera molto diretta al ministro degli Esteri le nostre posizioni», ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato, Sean McCormack, «esortando alla moderazione nei confronti dei manifestanti» tibetani. «Nessuno vuole la violenza», ha aggiunto McCormack, precisando che la telefonata è durata una ventina di minuti. Il capo della diplomazia Usa «ha anche esortato il governo cinese ad avere un dialogo con il Dalai Lama, così come ebbe in passato».
BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI
