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Tibet, il pugno duro di Pechino

Riflessioni Su Temi Di Attualità

Messaggiodi the21st il 20 mar 2008, 15:22

Il mio professore l'altro ieri, durante una piccola pusa a lezione, si è messo un pò a parlare dei fatti di questi giorni; a un certo punto ha detto: "Ragazzi, nel mondo ci sono due popoli pericolosi ai quali bisogna stare attenti, uno è il popolo musulmano e l'altro è il popolo cinese..." Io penso che non si debba fare di tutta un'erba un fascio, ma tutto sommato penso che abbia ragione... :roll:


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Messaggiodi arvalin il 20 mar 2008, 20:51

Da Dharamshala, il Dalai Lama si dice molto preoccupato, «temo che le vittime siano numerose», ha detto riferendosi alla repressione attuata dai cinesi nei confronti delle proteste di piazza degli ultimi giorni in Tibet.

Durante la conferenza stampa il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani in esilio, si è detto pronto a incontrare il presidente cinese Hu Jintao se riceve «concreti segnali» della disponibilità di Pechino al dialogo. La dichiarazione è stata fatta nel corso di una conferenza stampa a Dhramsala, in India, sede del governo in esilio.

La Cina risponde a Ratzinger
La Cina ha risposto oggi con durezza all’appello di Papa Benedetto XVII a risolvere la crisi tibetana con dialogo e tolleranza. «La tolleranza non può esistere per i criminali - ha detto in conferenza stampa il portavoce del Ministero degli Esteri Qin Gang - essi devono essere puniti secondo la legge».

Pechino: «Usiamo la forza come deterrente estremo»
I media statali cinesi hanno per la prima volta ammesso che la protesta dei tibetani si è estesa ad altre province della Cina. È il primo riconoscimento ufficiale dell’estensione della protesta. Ma se da una parte c'è l'ammissione dei disordini, dall'altra il governo cinese continua a non reagire all'accusa secondo la quale la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti tibetani. Particolare silenzio sulle vicende della località di Aba, dove venerdì scorso i paramilitari hanno ucciso 18 tibetani, tra cui un bambino di 8 anni. Pechino ha solamente rivendicato l'uso della forza come «deterrente estremo».

Il governo cinese stringe così la morsa attorno ai rivoltosi tibetani inviando centinaia di camion e migliaia di soldati in assetto di guerra, nella regione himalayana. Secondo alcuni testimoni, i convogli militari si dirigono verso il Tibet, mentre l’esercito ha rafforzato la sicurezza anche nelle province cinesi confinanti. Un reporter della Bbc ha riferito che più di 100 veicoli si stanno dirigendo verso il Tibet attraverso i valichi montuosi della Cina occidentale. Il reporter della Bbc non ha rivelato dettagli geografici più precisi per non incappare nella censura cinese. «Negli ultimi due giorni ho visto un numero crescente di militari diretti verso il confine tibetano, ma stavolta si tratta di un dispiegamento ancora più consistente. Sembra proprio che la Cina abbia deciso di aumentare sensibilmente la sua presenza militare in Tibet».

Bush andrà ai Giochi di Pechino
I disordini in Tibet non dissuaderanno il presidente George W. Bush dal presenziare ai Giochi Olimpici in Cina. Lo ha reso noto la Casa Bianca. «La posizione del presidente riguardo alle Olimpiadi è non costituiscono un evento politico ma una chance per gli atleti per competere al massimo dei livelli», ha affermato la portavoce di Bush, Dana Perino. Intanto, però, il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha chiamato il collega di Pechino, Yang Jiechi, esortandolo alla «moderazione» e ad aprire il dialogo con il Dalai Lama. Rice «ha ribadito in maniera molto diretta al ministro degli Esteri le nostre posizioni», ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato, Sean McCormack, «esortando alla moderazione nei confronti dei manifestanti» tibetani. «Nessuno vuole la violenza», ha aggiunto McCormack, precisando che la telefonata è durata una ventina di minuti. Il capo della diplomazia Usa «ha anche esortato il governo cinese ad avere un dialogo con il Dalai Lama, così come ebbe in passato».


BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI :evil: :evil: :evil:
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Messaggiodi arvalin il 24 mar 2008, 20:52

Una fiamma flebile, ma tanto basta. L’accensione della torcia olimpica, questa mattina in Grecia, ha dato il via ufficiale al processo di avvicinamento ai Giochi di Pechino 2008. Sono stati sufficienti solo alcuni secondi, poi lo specchio ustorio ha concentrato su i raggi paralleli provenienti dal Sole, e la cerimonia di Olimpia ha così vissuto il suo momento clou.

La protesta
Ma i costumi di un tempo, l’atmosfera ovattata dell’antica Grecia, le vestigia di una gloria imperitura non sono stati sufficienti a dimenticare il Tibet. A ricordare la repressione cinese di questi giorni ci ha pensato un gruppo di attivisti filo-tibetani. Che, come annunciato, hanno provato a disturbare la cerimonia solenne mostrando bandiere nere, con manette al posto dei cinque cerchi olimpici.

Bloccati due contestatori
Tre persone hanno tentato di avvicinarsi alla tribunetta destinata ai discorsi ufficiali. Due di loro, esponenti di "Reporters senza Frontiere" (Jean-François Juilliard e Vincent Brossel) hanno provato ad impossessarsi del microfono durante il discorso di apertura della cerimonia, pronunciato dal responsabile cinese del Comitato organizzatore dei Giochi, Liu Qi. Intanto un altro attivista è riuscito ad arrivare proprio dietro il funzionario di Pechino, mostrando una bandiera con la scritta: «Boicottare il paese che calpesta i diritti dell’Uomo».

Ma lo spettacolo non si ferma
Subito fermati dalla polizia, i manifestanti sono riusciti solo parzialmente nel loro intento, quello di richiamare l’attenzione sulla dura repressione cinese in Tibet. La cerimonia, infatti, è andata avanti senza gravi conseguenze. La torcia, consegnata nella mani del primo tedoforo, il greco Alexandros Nikolaidis (medaglia d’argento di taekwondo ai Giochi di Atene 2004), è stata accesa da un’attrice greca che ha interpretato il ruolo di «grande sacerdotessa». «La fiamma olimpica rappresenta la luce e la gioia, la pace e la fraternità, la speranza e i sogni del popolo della Cina e del mondo intero», ha detto intanto, nel suo preambolo, Liu Qi.

E la televisione cinese censura la protesta
Di certo c’è che Pechino ha fatto in modo che nulla potesse disturbare la visione della cerimonia da parte dei milioni di telespettatori che si sono fermati davanti alla televisione. E così la televisione cinese ha sospeso brevemente la trasmissione della cerimonia di accensione della fiamma olimpica proprio nel momento dell’incursione degli attivisti filo-tibetani. Per evitare ogni incidente, la televisione cinese ha preferito trasmettere le immagini in leggera differita, pur dichiarando la «diretta». La trasmissione della cerimonia si è dunque interrotta per alcuni secondi, senza alcuna spiegazione, poco dopo l’inizio del discorso di Liu Qi. Al posto della diretta, la tv cinese ha mandato in onda immagini di archivio di Olimpia e di una vecchia torcia olimpica.

Il Cio: negoziato con la Cina sul Tibet
Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha detto di essere impegnato con la Cina in una «attività negoziale silenziosa» sul Tibet e su altre questioni riguardanti il rispetto dei diritti umani, in vista dei prossimi Giochi Olimpici di Pechino. Rogge ha spiegato di essere preoccupato per la situazione in corso in Tibet ma ha anche precisato che il Cio è un’organizzazione sportiva e, in quanto tale, può solo associarsi alla comunità internazionale che chiede una soluzione pacifica della contesa. Rogge ha confermato di essere impegnato in una «attività diplomatica silenziosa» con la Cina, ma ha anche invitato i filo-tibetani ad astenersi dalle annunciate manifestazioni di protesta. Intanto giunge la notizia che una tedofora thailandese, l’ecologista Narisa Chakrabongse, ha annunciato che non porterà la fiamma olimpica in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet.

Il governo tibetano in esilio: «I morti sono 130»
E sugli scontri degli scorsi giorni in Tibet il bilancio resta contraddittorio. Secondo il governo in esilio, che ha sede a Dharamsala, nel nord dell’India, circa 130 persone sono rimaste uccise in seguito alla repressione cinese delle manifestazioni a Lhasa e nelle altre città tibetane. L’ultimo bilancio fornito dagli esiliati tibetani era di un centinaio di morti. Secondo le autorità cinesi sono invece 19 le persone morte e 623 quelle ferite nel corso dei disordini scoppiati a Lhasa, la capitale del Tibet. «Questa cifra proviene dalle nostre fonti in Tibet. La cifra verificabile è di circa 130 (morti) in tutto il Tibet», ha dichiarato all’Afp il primo ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche, a Dharamsala, dove vive il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani. Il bilancio è superiore ai 99 morti annunciati la settimana scorsa dalle fonti degli esiliati.

Disordini a Sichuan
Un poliziotto cinese è stato ucciso nel corso di nuovi tumulti nella provincia cinese di Sichuan, area largamente popolata da tibetani. Lo hanno riferito i media di Stato.
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Messaggiodi arvalin il 26 mar 2008, 22:30

Centotrentacinque morti, mille feriti e circa 400 arrestati. Sono le cifre della repressione cinese innescata il 10 marzo in seguito alle manifestazioni tibetane a Lhasa e nella regione himalayana, riferite oggi dal presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Chophel in visita a Bruxelles.

«Le informazioni sul Tibet sono veramente difficili da ottenere - ha spiegato il rappresentante tibetano - ma abbiamo delle fonti affidabili, persone che si rivolgono a noi rischiando la vita, che ieri ci hanno confermato 135 morti». Nonostante il tragico bilancio il presidente del parlamento tibetano ha spiegato che i numero potrebbero ancora salire, perchè molti sarebbero i morti non ancora confermati. «Circa 400 persone sono state arrestate - ha continuato Chophel - mentre almeno 1.000 sono rimaste ferite durante gli scontri» ha aggiunto, spiegando tuttavia che il numero dei morti, dei feriti, e degli arresti potrebbe essere «dieci volte superiore alle cifre confermate dai rapporti.
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