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Tibet, il pugno duro di Pechino

Riflessioni Su Temi Di Attualità

Messaggiodi arvalin il 15 mar 2008, 18:40

La Cina ha lanciato oggi un ultimatum ai manifestanti tibetani perchè si consegnino alle autorità entro lunedì prossimo, mentre il governo tibetano in esilio a Dharmsala, nel nord dell’India, ha reso noto di aver avuto la conferma di 30 manifestanti uccisi e ha chiesto l’avvio di un’inchiesta Onu sulle «violazioni dei diritti dell’uomo» commesse nei giorni scorsi. Intanto, si sono registrate nuove proteste nel monastero di Labrang, nella provincia nord-ccidentale cinese di Gansu, mentre la capitale tibetana Lhasa è apparsa oggi «una città fantasma».

Il governatore tibetano Champa Phuntsok ha fatto sapere che le autorità di Pechino sono decise a trattare «con severità» chiunque si renda responsabile di attività tese a «dividere» il Paese, invitando i manifestanti a consegnarsi entro lunedì. Secondo il governatore, nominato dai vertici della Repubblica popolare cinese, i dimostranti hanno agito «sulla base di istruzioni giunte dall’estero», ma «questo complotto è destinato al fallimento». Da Dharmasala, il governo tibetano ha dichiarato di poter «confermare» la morte di 30 persone negli scontri di ieri, con «oltre 100 non confermati», mentre per Pechino i morti sono stati almeno 10. Il premier tibetano, Samdhong Rinpoché, ha quindi lanciato un appello a Pechino perchè usi moderazione, ammonendo che la repressione potrebbe accrescere la spirale di violenza, mentre il Parlamento tibetano ha chiesto all’Onu di «inviare immediatamente propri rappresentanti e a intervenire e indagare sulle violazioni dei diritti dell’uomo in Tibet».

Oggi, la capitale tibetana Lhasa appare una «città fantasma», le strade deserte e il coprifuoco ancora in vigore. «Era tutto chiuso a Lhasa - ha raccontato una turista norvegese, Bente Walle, rientrata oggi dal Tibet - si potevano vedere solo molti soldati». Tuttavia, almeno 5.000 persone sono scese nuovamente in piazza contro Pechino a Xiahe, città della provincia di Gansu, già teatro ieri di una marcia di protesta. La polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti guidati da diverse centinaia di monaci buddisti del monastero di Labrang. Stando a quanto riferito da testimoni locali, la folla ha attaccato uffici governativi e sedi della polizia prima che gli agenti intervenissero con i gas lacrimogeni. Un portavoce dell’associazione Campagna per il Tibet libero, Matt Whitticase, ha riferito di 20 arresti. Funzionari locali hanno confermato la protesta, ma non gli arresti. Labrang è uno dei più grandi monasteri del buddismo tibetano fuori dalla regione del Tibet.

Le proteste sono scoppiate a sole due settimane dall’arrivo della torcia olimpica in Cina per i Giochi della prossima estate. Il comitato organizzatore di Pechino ha assicurato che la crisi non avrà alcun effetto sulle Olimpiadi o sul cammino della torcia olimpica, mentre la stampa estera rilancia l’ipotesi di boicottare i Giochi. «Il Comitato organizzatore si oppone a qualsiasi tentativo di strumentalizzare i Giochi Olimpici, cosa che andrebbe contro lo spirito delle Olimpiadi - ha dichiarato il portavoce Sun Weide - abbiamo ricevuto un grande appoggio da parte della comunità internazionale. Ospitare le Olimpiadi rappresenta un sogno secolare per il popolo cinese, compresi i nostri compatrioti in Tibet». Le autorità di Pechino hanno già chiuso agli scalatori il lato cinese dell’Everest, dove dovrà transitare la torcia olimpica diretta a Pechino, per impedire agli attivisti per la difesa dei diritti umani di sabotare la cerimonia.


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Messaggiodi Michael il 15 mar 2008, 19:28

E' una vergogna.

L'Occidente che si dice avverso alla guerra e ad ogni forma di oppressione, l'Occidente che celebra i propri fondamenti democratici e santifica il valore della dignità di ogni uomo, ancora una volta, di fronte alla voce dell'ingiustizia ed al pianto dei deboli, rimane in silenzio.
Non hanno alcun valore la constatazione oggettiva di una occupazione violenta e illegale che si protrae da + di 50 anni o gli accorati appelli di un popolo oppresso attraverso la voce e l'esempio del massimo leader nonviolento. Noi non vogliamo ascoltare o vedere; facciamo finta di niente. E questo non è giusto.
E' una vergogna..

Devo ancora rifletterci adeguatamente ma sono d'accordo con il boicottaggio delle Olimpiadi. Mi sembra che lo spirito di tale manifestazione non possa sussistere in un contesto di aperta violazione dei diritti umani e ostinato rifiuto delle direttive internazionali.
Il sogno secolare per il popolo cinese, come pure per quello tibetano, è la realizzazione della giustizia.

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Messaggiodi Cyrano il 15 mar 2008, 20:54

E' una cosa inaccettabile vedere queste reazioni contro persone che sono indifese e protestano per i loro diritti, ed è vero che è ancor peggio il silenzio di chi invece dovrebbe indignarsi davanti a certe manifestazioni di violenza.
Se non boicottare le olimpiadi vorrei almeno che le varie nazioni facessero qualcosa di tangibile per una questione che mertita più di una parola di dissenso
vola alto vola veloce meriti tutto il meglio che questa vita possa offrirti e io da qui ti guarderò volare perchè non posso più andare via...
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Messaggiodi grufo il 16 mar 2008, 2:52

Thumpten Tenzin, 35 anni, gessato grigio e cravatta regimental, è il medico tibetano che rappresenta la comunità in Italia. Laurea in medicina a Bologna, vive e esercita la professione di medico a Imola. Sabato pomeriggio stazionava sotto la statua di Leonardo Da Vinci in piazza della Scala, a Milano, con un cellulare in mano che non smetteva di squillare. In mattinata, aveva guidato la manifestazione di solidarietà con il popolo tibetano. Un centinaio di persone in tutto, 40 tibetani più una sessantina di occidentali.

«Ma domenica a Roma, davanti l'ambasciata cinese, saremo molti di più», promette Tenzin. Giovedì prossimo, ma la data dipenderà dall'evoluzione della protesta in Tibet, nuova manifestazione di protesta a Milano, sotto gli uffici del consolato della Cina popolare. La Lombardia è il piccolo Tibet italiano, dove vivono cento tibetani sui 250 della Penisola, e Cologno Monzese la sua capitale, il gruppo dei seguaci del XIV Dalai Lama è protetto dal sindaco Mario Soldano che nel dicembre scorso, in occasione della visita del Dalai Lama a Milano, ha conferito al capo spirituale dei tibetani la cittadinanza onoraria. In Svizzera, nel cantone di Zurigo, ce ne sono invece 4mila, la comunità più numerosa di tutta Europa. Tenzin ripete che le affinità con la rivolta dei monaci birmani del settembre scorso sono impressionanti: «Anche in Tibet la situazione è precipitata quando 300 monaci del monastero di Drepung sono scesi verso Lhasa. Arrestati, l'indomani ne sono arrivati seicento dai monasteri del Nord-Est del Paese per chiedere la liberazione di quelli incarcerati.

Per tutta risposta i militari cinesi hanno blindato i monasteri del Tibet. Abbiamo le immagini degli scontri grazie a un paio di turisti olandesi armati di una telecamera». A Lhasa (che in tibetano significa "trono di dio") come a Rangoon non ci sono giornalisti. Pure Internet è stata bloccata. Incalza Tenzin: «Chiediamo che le Nazioni Unite e l'Unione europea inviino in Tibet degli osservatori che facciano conoscere al mondo intero il genocidio culturale e la violenza di cui è oggetto il nostro popolo. Siamo stanchi di questa oppressione. Invitiamo tutti i Paesi liberi a boicottare le Olimpiadi che si terranno a Pechino in agosto. La Cina non può ospitare una manifestazione sportiva che da secoli è il simbolo della libertà, dell'amicizia e della fratellanza tra i popoli».
Dedicherò a te ogni secondo della mia vita... c'è solo un piccolo problema: "trovarti!"
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Messaggiodi the21st il 16 mar 2008, 9:25

In Cina, fondamentalmente, regna ancora un regime dittatoriale che affonda le sue radici nel comunismo e che si mimetizza dietro al progresso della nazione. La Cina è uno dei paesi in cui vengono violati moltissimi diritti umani, non c'è da stupirsi se delle manifestazioni vengono soppresse con questa brutalità, purtroppo non c'è da sorprendersi. :cry:
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Messaggiodi arvalin il 16 mar 2008, 21:48

«Qualche organizzazione internazionale rispettata potrebbe accertare quale sia la situazione in Tibet e quali le cause» dei disordini, ha dichiarato il Dalai Lama nella conferenza stampa tenuta nella località indiana di Dharmsala, dove risiede in esilio: «Che il governo cinese lo ammetta oppure no, esiste un problema: un’antica tradizione culturale è in serio pericolo. Intenzionalmente o no, è in corso una sorta di genocidio culturale».

Il Dalai Lama ha poi denunciato il «regime del terrore» imposto in Tibet dalla Cina, rifiutandosi però di lanciare un appello per il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino: «Desidero che i Giochi si tengano: il popolo cinese ha bisogno di sentirsi fiero, la Cina merita di accogliere i Giochi olimpici»; ma «occorre ricordare a Pechino che ha l’obbligo di comportarsi in modo consono a chi ospita le Olimpiadi».

Secondo il governo tibetano in esilio sono almeno 80 i morti accertati nelle manifestazioni anticinesi a Lhasa, mentre i feriti sarebbero almeno 72: le autorità di Pechino - che hanno imposto ieri il coprifuoco - hanno parlato invece di dieci morti; secondo la televisione di Hong Kong una colonna di 200 veicoli da trasporto truppe si sta dirigendo verso la capitale tibetana.

Almeno tre tibetani sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco nel corso di una manifestazione di protesta svoltasi a Ngawa, distretto a maggioranza tibetana nella provincia cinese di Sichuan e alla quale hanno partecipato circa 200 persone: lo hanno reso noto testimonianze locali. «I manifestanti hanno attaccato un commissariato della polizia, hanno dato fuoco a delle autopattuglia e gli agenti hanno sparato... Ho visto tre persone uccise», ha riferito un testimone; ma secondo il Centro per i diritti umani e la democrazia, con sede in India, pare che le vittime siano già salite a sette, uccise dalla polizia che ha aperto il fuoco contro monaci e civili che stavano «manifestando pacificamente».

Le autorità cinesi hanno infine bloccato l’accesso internet al sito di YouTube.com. dopo che vi erano comparsi decine di filmati di protesta contro la repressione in Tibet; nessuna scena degli scontri o delle reazioni di protesta all’estero era presente sugli analoghi siti web cinesi quali 56.com, youku.com e tudou.com.

Assalto all'ambasciata cinese dell'Aja
Dilagano le proteste anti-Cina anche in Europa: In Olanda è stata presa d’assalto l’ambasciata cinese all’Aja da circa 400 persone. I manifestanti sono riusciti ad abbattere parte della cancellata che circonda la sede della delegazione e a strappare la bandiera cinese, sostituendola con quella tibetana, prima che la polizia olandese arrestasse tre uomini riuscita a penetrare nella sede. La manifestazione di protesta era organizzata dalla Campagna Internazionale per il Tibet, che - superata la fase iniziale - ha chiesto ai manifestanti di proseguire l’iniziativa in maniera pacifica.
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Messaggiodi arvalin il 17 mar 2008, 18:28

Human Right Watch e Amnesty International e condannano la repressione delle forze di sicurezza cinesi nei confronti dei manifestanti di Lhasa nel Tibet e chiedono alle autorità di Pechino di usare moderazione nella reazione alle manifestazioni e di autorizzare un'inchiesta indipendente dell'Onu sui fatti. "Le autorità cinesi devono permettere lo svolgimento di un'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sugli avvenimenti dell'ultima settimana in Tibet in particolare alla luce del blocco della regione questi ultimi giorni e delle violazioni dei diritti umani in corso da tempo" - riporta un comunicato di Amnesty International.

Anche il Dalai Lama ha chiesto l’avvio di un’inchiesta internazionale. "Per favore indagate da soli, se possibile lo faccia qualche organizzazione rispettata a livello internazionale, indaghi su che cosa è successo, su qual è la situazione e quale la causa. Tutti vogliono sapere, me compreso, chi ha davvero creato questi problemi adesso?" - ha detto il Dalai Lama durante l'incontro con la stampa. "Ognuno sa qual è il mio principio, completa non violenza, perché la violenza è quasi come un suicidio" - ha proseguito. "Ma che il governo cinese lo ammetta o no, c'è un problema. Il problema è che l'eredità culturale nazionale è in una fase di serio pericolo. La nazione tibetana, la sua antica cultura muore. Tutti lo sanno. Pechino semplicemente si affida all'uso della forza per simulare la pace, ma è una pace creata con l'uso della forza e il governo del terrore. Un'armonia genuina deve venire dal cuore del popolo, sulla base della fiducia, non della paura".

In assenza di riscontri indipendenti, i bilanci dei disordini continuano a restare fermi ai 10 morti ‘ufficiali’ forniti dal governo cinese mentre il governo in esilio (a cui si rifanno i manifestanti) oggi ha parlato di 80 morti ammettendo di avere a disposizione "cifre difficilmente verificabili" - riporta l'agenzia Misna. Il Governo cinese ha lanciato un ultimatum ai manifestanti affermando che entro lunedì, la protesta deve finire "se non si vogliono conseguenze ancora più gravi" - riporta Asianews. Secondo alcuni testimoni, le strade di Lhasa ieri sono state presidiate da carri armati e blindati. Alcuni battaglioni dell’esercito cinese di liberazione popolare, in tenuta anti-sommossa, hanno circondato le mura dei maggiori monasteri della capitale e secondo Radio Free Asia, diversi monaci sarebbero stati arrestati.

Intanto le proteste sono dilagate oltre Lhasa, nella provincia cinese di Sichuan, al confine con il Tibet e fanno registrare anche in Cina delle vittime. Lo hanno riferito fonti della Campagna internazionale per il Tibet e il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia (Tchrd), che ha sede in India. Almeno sette tibetani sono rimasti uccisi dagli spari della polizia, in seguito alle proteste scoppiate a Sichuan, una delle quattro province cinesi al confine con la regione himalayana del Tibet dove vivono molti tibetani. Gli scontri sono avvenuti nella città di Ngawa, che confina con il Tibet e ha un'ampia comunita tibetana - riporta l'agenzia Agi.

Le proteste sono nate lo scorso 10 marzo, quando centinaia di persone - divenute con il tempo migliaia – hanno manifestato a Lhasa e in altre località del Tibet per commemorare le vittime della sanguinosa repressione del 1959, attuata dal governo comunista contro la popolazione tibetana che chiedeva il ritorno dell’indipendenza. Durante quelle rivolte, il Dalai Lama - leader spirituale del buddismo tibetano – era stato costretto all’esilio. Secondo testimoni oculari riportati da Amnesty, l’11 marzo scorso la polizia cinese ha usato gas lacrimogeni e pungoli elettrici per disperdere 500 manifestanti che stavano chiedendo il rilascio di alcuni monaci arrestati nel corso delle proteste dei giorni precedenti. Lunedì 10 marzo 11 dimostranti, tra cui nove monaci, sono stati brutalmente picchiati e arrestati all’esterno del tempio di Tsuklakhang, nel centro di Lhasa - riporta Amnesty. Il gruppo stava manifestando per ricordare il 49° anniversario della fuga del Dalai Lama dal Tibet, dopo il fallimento della sua ribellione contro il dominio cinese. Nelle stesse ore sono stati arrestati una cinquantina di monaci in altre zone della capitale.

"Quello che accade in Tibet è la conferma che la Cina non intende rispettare l'impegno assunto nel 2001" - ha detto il presidente della sezione italiana di Amnesty International, Paolo Pobbiati all'agenzia Agi. "Quello che sta accadendo oggi in Tibet e non solo in Tibet dimostra che è stata una promessa vana e non mette in discussione il fatto che i giochi si svolgano a Pechino, ma la serietà dell'impegno che la Cina ha assunto per migliorare la situazione dei diritti umani". Amnesty ha chiesto "la cessazione di ogni atto di violenza da parte delle forze cinesi e la liberazione dei dimostranti che manifestavano in maniera pacifica". [GB]
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Messaggiodi PAPERINO il 17 mar 2008, 18:57

Sono da sempre un grande sostenitore delle battaglie non violente ma giustissime del Dalai Lama e sono assolutamente favorevolissimo all'indipendenza del Tibet. Il Tibet infatti indipendente lo è sempre stato, finchè un brutto giorno prese il potere un certo Mao Tse-Tung........Egli scacciò i Tibetani dalla propria terra e la dichiarò Cina in tutto e per tutto.

Difficile, davvero difficile non essere dalla parte dei Tibetani.

Possiamo fare qualcosa Noi? No. Perchè il sistema mondiale è basato sull'unico "dio", ossia il "dio denaro". La Cina economicamente è una superpotenza mondiale e tutti gli stati "democratici" (Italia inclusa) hanno rapporti commerciali con la Cina molto intensi.
Il fatto che poi siano bambini di 5 anni a cucire a mano i palloni e le scarpe della Nike in Cina (la notizia fece scalpore per 3 giorni poi fu censurata, ovviamente......) e che siano sfruttati in modo inumano non ha alcuna importanza. L'importante è mantenere inalterate le 3 P
Potere
Produttività
Pressione Mondiale.

E avanti così.................
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Messaggiodi Grubby il 19 mar 2008, 15:47

.............riflessi di luce sull'acqua..........
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Messaggiodi the21st il 19 mar 2008, 16:28

La Cina ha tolto la possibilità ai cinesi di accedere a Youtube, così i cinesi non potranno vedere quel che il loro governo compie nel Tibet. Signori, quella è una dittatura totalitaria a tutti gli effetti, altro che Olimpiadi e progresso... :roll:
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Messaggiodi arvalin il 19 mar 2008, 22:00

Il Dalai Lama invita Pechino al dialogo nonostante le dure critiche ricevute dalle autorità cinesi che lo hanno definito «un lupo sotto le spoglie di un monaco» e che dicono ispirati da lui i recenti disordini scoppiati a Lhasa, che segnano l’inizio, affermano, di una lotta «senza quartiere» con il governo tibetano in esilio. «Conduciamo una lotta senza quartiere con la cricca del Dalai Lama», ha affermato l’uomo forte del Tibet, il numero due del Parito comunista Zhang Qingli, citato oggi dal Quotidiano del Tibet

L'appello alla non violenza
Dal suo esilio di Dharamsala, nel nord dell’India, il religioso ha proposto alla Cina di riprendere il dialogo sospeso da quasi due anni. «Dobbiamo renderci conto che dobbiamo vivere fianco a fianco, dobbiamo parlarci», ha dichiarato il portavoce del leader tibetano, Tenzin Takhla. «I cinesi - ha concluso - non risolveranno mai la questione tibetana inviando truppe. L’unica soluzione è ritrovarsi l’uno di fronte all’altro, avviare un dialogo e trovare una soluzione chefavorisca le due parti».

Il Dalai Lama ha anche ricevuto i leader del Tibetan Youth Congress (Tyc) e di altri gruppi
politici che reclamano l’indipendenza, per invitarli a mettere fine all’uso della violenza nel tentativo di ricomporre la frattura che si sta creando nel movimento tibetano dove la sua scelta della non violenza, della rinuncia all'indipendenza e dell'invito a non boicottare i Giochi appaiono una strategia inefficace.

Su Internet le prove della strage
Di certo, per ora non appare all'orizzonte alcun segno di distensione. Dopo la notizia della resa di 105 (160 secondo un sito internet di Hong Kong) rivoltosi prima della scadenza dell’ultimatum fissato per la mezzanotte di lunedì 17 marzo, il governo cinese fa sapere che a Lhasa la situazione sta tornando alla normalità, ma notizie e immagini impressionanti di manifestazioni represse nel sangue di monaci e civili tibetani svoltesi nei giorni scorsi continuano ad arrivare dalle zone della Cina con una maggioranza di popolazione tibetana.

Tibet off limits
Si tratta sempre di sms e mms o brevi filmati inviati fortunosamente che nessuno in Cina potrà mai vedere. Importanti siti web, come YouTube - bloccato a causa di un video della rete televisiva Ctv che mostra una protesta di tibetani a cavallo nel Gansu -, e di posta elettronica come hotmail e gmail rimangono inaccessibili, mentre le trasmissioni delle reti televisive internazionali vengono interrotte quando parlano del Tibet o del Dalai Lama. Inoltre, sia la regione Autonoma del Tibet che le altre Prefetture tibetane rimangono ermeticamente chiuse ai giornalisti e a tutti gli osservatori stranieri. Il Club dei corrispondenti esteri di Pechino ha citato oggi cinque casi di reporter fermati da militari o polizia mentre cercavano di raggiungere i luoghi delle violenze. Ma l'esclusione non riguarda soltanto i giornalisti. le autorità cinesi vietano anche ai turisti stranieri di raggiungere le aree a popolazione tibetana al di fuori della regione del Tibet, che si trovano nelle province cinesi del Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan. Gli agenti cinesi hannobloccato inoltre dei tibetani diretti in aree a quote inferiori popolate soprattutto da cinesi.

L'ultimatum umanitario
In un comunicato diffuso oggi, il gruppo umanitario Human Rights Watch (Hrw) ha chiesto al governo di Pechino di «permettere immediatamente» a osservatori indipendenti di accedere ai numerosi tibetani arrestati nei giorni scorsi, il cui numero rimane ignoto.

Rimane inalterato, malgrado la crisi, il calendario olimpico, compreso il discusso passaggio dal Tetto del mondo. Pechino ha confermato stamattina che rispetterà il passaggio della torcia olimpica sull’Everest, e quindi in territorio tibetano. Resta infine in primo piano la discussione del mondo politico sul boicottare o meno i Giochi di Pechino, ma il Comitato organizzatore cinese sminuisce l’eventuale protesta: «Si tratta solamente di piccoli gruppi di persone e di organizzazioni che invitano a boicottare la cerimonia d’apertura», ha dichiarato il vice-presidente del Bocog, Jiang Xiaoyu.
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Messaggiodi PAPERINO il 19 mar 2008, 22:59

Quest'ultima notizia che ho letto mi ha fortemente rattristato anche se mi sarei stupito del contrario da parte del governo cinese.
Stanno andando porta per porta, casa per casa e massacrando la gente e nessuno parla, nessuno può far nulla. Potenza atomica, superpotenza. Tutto ciò gli da il diritto di uccidere chi lotta per la pace.......che infinita tristezza......






Cina: "Lotta con cricca Dalai Lama"
"Battaglia dura, vita o morte"
La Cina è impegnata in quella che chiama "una lotta per la vita o la morte" col Dalai Lama. Lo ha detto il segretario del Partito Comunista del Tibet, Zhang Qingli parlando in una teleconferenza di dirigenti del Partito. "Siamo nel mezzo di una fiera lotta che comporta fuoco e sangue, una lotta per la vita o per la morte con la cricca del Dalai Lama", ha sostenuto Zhang per il quale il leader spirituale è "un mostro dal volto umano".


"Un lupo mascherato da agnello"
Ha alzato così i toni Zhang Qingli contro la rivolta tibetana e ha accusato il Dalai Lama di essere "un lupo mascherato da agnello, un mostro dal volto umano, ma con un cuore bestiale". In un'intervista al Tibet Daily, il segretario del partito comunista ha avvertito poi: "Se restiamo un cuore solo, se trasforiamo le masse in una fortezza e lavoriamo insieme per attaccare il nemico, allora possiamo salvaguardare la stabilità sociale e ottenere una piena vittoria in questa battaglia contro il separatismo".

La fiaccola olimpica passerà dal Tibet
"La staffetta procederà come da programma". La fiaccola olimpica transiterà dal Tibet nonostante la rivolta scoppiata la settimana scorsa. Lo ha assicurato il vicepresidente del comitato organizzatore di Pechino 2008, Jiang Xiaoyu. Il responsabile si è detto anche detto fiducioso che non ci saranno boicottaggi significativi dei Giochi, perché "la maggioranza" dei leader politici e degli atleti "farà la scelta giusta e parteciperà sia ai Giochi che alla cerimonia di apertura".

L'appello del Dalai Lama: "Si riprenda il dialogo con la Cina"
Intanto il Dalai Lama ha lanciato un appello alla ripresa del dialogo sul Tibet con la Cina. Lo ha riferito un suo consigliere dalla sede dell'esilio del capo leader tibetano a Dharamsala, in India. "Entrambe le parti - ha sottolineato uno dei piu' stretti collaboratori del leader spirituale buddista, Tenzin Taklha - devono comprendere che dobbiamo vivere fianco a fianco. Sua Santità è impegnata al dialogo con i cinesi, vogliamo ritrovarci faccia a faccia e parlare".

L'incontro con i leader tibetani
Ed è proprio su questi concetti, sulla posizione non violenta, che si è concentrato il Dalai Lama parlando ai leader piu' intransigenti della comunità tibetana in esilio a Dharamsala. "Puo' la gazzella lottare con la tigre? L'unica arma, l'unica forza, è la giustizia, la Verità", ha affermato. All'incontro hanno partecipato il leader del Congresso dei giovani tibetani, Tsewang Rigzin, e di altri gruppi di pressione che, al contrario del Dalai Lama, chiedono il boicottaggio delle Olimpiadi e un'escalation della rivolta contro Pechino per arrivare all'indipendenza.

Sciopero della fame
Tutti i 42 membri del parlamento tibetano in esilio hanno partecipato ad un giorno di sciopero della fame in solidarietà con i manifestanti in Tibet, molti dei quali si teme possano essere rimasti uccisi negli scontri con le forze dell'ordine cinesi. Il portavoce del parlamento ha rinnovato l'appello alla comunità internazionale affinche' affronti la crisi in Tibet. Il governo in esilio chiede che l'Onu possa inviare al piu' presto una missione d'inchiesta per verificare la situazione in Tibet.

Incertezza su numero vittime
Rimane intanto l'incertezza sul numero delle vittime delle violenze dei giorni scorsi. Il governo tibetano in esilio afferma che i morti "accertati" sono 99, una cifra che comprende sia le persone uccise a Lhasa che nelle zone a popolazione tibetana delle altre province. Il governo cinese parla di 16 persone in tutto. Non si hanno notizie del numero delle persone arrestate che, secondo i gruppi filotibetani internazionali, sono "alcune centinaia".

Centinaia di arresti
Il governo cinese deve "permettere immediatamente" a osservatori indipendenti di accedere ai numerosi tibetani arrestati nei giorni scorsi, secondo il gruppo umanitario Human Rights Watch (Hrw). Il gruppo chiede anche che vengano resi pubblici i nomi delle persone arrestate. Notizie non confermate parlano di centinaia di arresti, a partire da lunedì 10 marzo dopo le prime manifestazioni dei monaci dei tre grandi monasteri di Lhasa, quelli di Sera, Drepung e Ganden.

La Cina: "In 100 si sono arresi"
I mezzi d'informazione cinesi affermano che almeno cento persone si sono consegnate alle forze di sicurezza a Lhasa, prima della scadenza dell'ultimatum fissato per la mezzanotte di lunedì 17 marzo. "L'esclusione di osservatori indipendenti e l'espulsione dei giornalisti stranieri suggerisce solo che la Cina vuole attuare rappresaglie contro chi ha protestato libera dal controllo globale", aggiunge Hrw.
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Messaggiodi Michael il 20 mar 2008, 10:16

L'ONU non potrà mai intervenire in merito: la Cina è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza con potere di veto, quindi è nella posizione di bloccare qualsiasi atto o discussione all'interno dell'Assemblea.
Le organizzazioni umanitarie sono parimenti impotenti, dal momento che non hanno influenza alcuna sulle decisioni di politica internazionale.
Detto questo, in Tibet una potenza straniera, dopo oltre 50 anni di "genocidio" culturale e aperta violazione dei diritti umani, conduce liberamente rastrellamenti casa per casa ed esecuzioni sommarie. E io mi sento quasi rassegnato, perchè il nostro passato è denso di drammi ma i nostri occhi continuano ad essere invasi dall'orrore.
Tuttavia non riesco e non voglio credere che l'uomo comune non possa fare niente, che sia del tutto impotente.
Paperino ha ragione quando scrive che solo l'interesse ed il potere detengono importanza e non sono così ingenuo dal non considerare che ognuno di noi sia avversato in primo luogo dai problemi della quotidianità.
Ma l'esempio del singolo, credetemi, ha un potere immenso, superiore ad ogni atrocità; è l'esempio del debole a unire le coscienze e infondere coraggio in chi lo ha perduto, non l'assassinio del forte. Sono le persone che si mettono davanti ad un carro armato a cambiare il mondo, non quelle che impugnano le armi. So che è difficile e non conveniente, ma dimostrate apertamente il vostro dissenso: manifestate, esprimete pubblicamente le vostre opinioni, scrivete ai nostri governanti (colpevoli e conniventi di qst situazione), informatevi e informate gli altri. Possibile essere diventati un paese in cui la gente non va più in piazza? Abbiamo così tanta paura delle nostre opinioni o così poca fiducia nel futuro?
Non basterà a fermare tutto, ma non tentare la strada del cambiamento equivale ad accettare l'ingiustizia.

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Messaggiodi PAPERINO il 20 mar 2008, 10:29

Quel che ha detto Michael è vero. Avendo potere di veto nessuno, a livello ONU può fare sanzioni alla Cina. Siamo nel 2008, ma nonostante questo USA-CINA-RUSSIA-FRANCIA E INGHILTERRA in quanto vincitori della 2da guerra mondiale governano gli assetti mondiali e sono intoccabili. Bene sarebbe togliere il diritto di veto che di fatto è antidemocratico e il perché è di tutta evidenza.
Tutti ricordiamo gli avvenimenti di Piaza Tien An Men, Tutti ricordiamo l’immagine del ragazzino che ferma il carro armato.
Quel che però in pochi sanno è che il 90% di chi andò in Piazza Tien An Men fu condannato alla pena di morte o ad almeno 15 anni di reclusione fino anche a 30-35 anni.
Il gesto del singolo può fare tanto……non lo so. Io credo che l’unica cosa che può fare tanto è il popolo che prende e tutto compatto butta giù con la forza il loro Stato, che è il primo Stato, assieme agli USA vhe se ne fregano dei diritti umani. E questo deve finire ma…..finirà mai? :roll: Ai posteri l’ardua sentenza……
Pochi Sguardi Nobili Vedranno l'Aurora.
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Messaggiodi Michael il 20 mar 2008, 10:44

E' vero: più di 20mila studenti che manifestavano in Piazza Tien An Men furono arrestati, centinaia o forse anche migliaia furono massacrati sul posto. Quella protesta non ha dato la libertà alla Cina e non ha portato miglioramenti oggettivi nel riconoscimento dei diritti umani. Ma è solo attraverso atti di questo tipo che può formarsi una coscienza collettiva in grado di mobilitare le masse e provocare una rivoluzione culturale.
Negli anni '60 negli USA era impensabile una situazione di parità tra bianchi e neri: è stato l'esempio non violento di migliaia di attivisti e talvolta il loro sacrificio a portare, molti anni dopo, alla possibile elezione presidenziale di un afroamericano.
E' solo un esempio, che non ha alcun legame con la situazione del Tibet; ma solo per dire che il cambiamento non condotto attarverso la violenza non è solo utopia.
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